sabato 30 ottobre 2010

Discrimination against Women and how it damages the economy.

The last three men nominated for the American Supreme Court are
married with children.  The last three women nominated, Elena Kagan,
Sonia Sotomayor, and Harriet Miers, are single and without children.
Coincidence?  David Leonhardt, a New York Times blogger, asserts this
fact as a symbol of the current labor market.  In the U.S, it is
taken for granted that men and women with the same qualifications
receive the same salary and promotion opportunities. The feminist
emancipation has indeed been a success.  However, the same system of
equal opportunity is hampered when a woman has a child. In the U.S,
it is called the “motherhood penalty.”
In Italy, we are still far from equal opportunities for men and women.
A study conducted by ISFOL (the Italian Institute for worker's
education development) has confirmed that Italian women earn 7% less
than men.  Apart from the differences in salary, if we compare Italy
to other European countries, we find that “Bel Paese” is second from
the bottom (above Malta) in discriminating against women.
It's 2010 and 46.3% of Italian women (7 million total) are excluded
from the labor market. It's not just about being “politically
correct” towards women, it's about pulling down walls and abolishing
discrimination at work. It’s about more productivity and economic growth. It's
about money and wealth for families. According to
economists, if women were to enter the workforce, the economic indexes
would surely benefit.

lunedì 25 ottobre 2010

Donne penalizzate. Un danno alla crescita economica

Gli ultimi tre uomini nominati giudici alla Corte Suprema americana sono tutti sposati e hanno figli. Le ultime tre donne , Elena Kagan, Sonia Sotomayor e Harriet Miers - ora ritiratasi - sono tutte single e senza figli.
Che strana coincidenza quella americana. David Leonhardt, blogger del New York Times, lo dice chiaramente: il caso erge a simbolo di quanto accade nel mercato del lavoro. E’ consolidato che negli Usa, tendenzialmente, a parita’ di capacita’ e qualifiche, uomo e donna subiscono pari trattamento economico e altrettanti uguali promozioni di carriera. Del resto la lotta per l’emancipazione femminile ha portato i sui frutti. Peccato pero’ che il meccanismo delle parti opportunita’ si inceppi alla nascita di un figlio. In America la chiamano cosi’ “motherhood penalty” .
In Italia siamo ancora lontani anni luce dall’osservanza delle pari opportunita’ tra uomini e donne. Lo studio realizzato da Isfol (l’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) l’ha riconfermato in questi giorni: le donne guadagnano il 7% in meno degli uomini. Ma a parte le diseguaglianze nelle buste paga, se mettiamo a confronto l’Italia con i paesi europei, scopriamo che il Bel Paese si colloca al penultimo posto. Dopo di noi resta solo Malta.
Siamo nel 2010 e il 46,3% delle donne italiane , di cui 7 milioni risultano in eta’ lavorativa, sono escluse dal mercato del lavoro.
Non e’ solo una mossa di politically correctness nei confronti delle donne, l’eliminare barriere e discriminazioni sui posti di lavoro, introdurre le tanto discusse quota rosa nei palazzi romani dimostrando cosi’ che il maschilismo italiano fa parte orami del passato.
E’ stato piu’ volte dichiarato dagli economisti ed esperti di tutto il mondo che in gioco ci sono la produttività e la crescita economica. Se le donne lavorassero, sostengono gli economisti, ci guadagnerebbero gli indici economici del Paese.