martedì 23 novembre 2010

Overqualified Multitasking Moms. Suzanne’s Story: Working a Fulltime Job from Home

Suzanne, 47 years old, wife and mom of 5 kids writes:

“After 20 years of freelance editing and writing, I decided to go back into the world of full-time two years ago. While I had many years of editorial experience, nonetheless I assumed that my status as “mother of five” would eclipse any professional merit I had to offer, and that I might have to compromise to achieve my goal of a 9-5 job. While it is true that school holidays and illnesses and other family concerns might derail a full work day, it is also true that as practiced multi-taskers we can achieve in half the time what others might balk at completing at all.
No strangers to crisis, large and small, stress management has become a well-earned skill that enables us to push forward with determination. Many of us with college degrees have stayed home to care for our kids and enrich our minds in other ways (with freelancing and cultural and charitable opportunities, for example) yet we willingly accept lower “supplemental” salaries than perhaps we do not deserve considering our past academic achievements and basic capacities for success.
Looking at my freelance experience, my insecurity about presenting myself to the work began to lessen as I considered these things and heard from others about co-workers leaving at 3 pm, writing letters from the work place computer, pretending to know things that were not grasped in the slightest…I came to consider that my professional integrity as an honest person truly willing to put in the time would be a real asset.
Eighteen months ago, I was hired as a full-time managing editor of a monthly magazine. Since my office is based in New York and I live in Washington DC, I requested a home-office base with monthly visits to New York. This proposal was generously accepted. I enjoy starting and finishing work at my own convenience (sometimes very early but there is no commute) and that of my family. Granted this freedom, I often find myself working a few hours after nighttime stories have been read, and also doing weekend work to prepare for the work-week ahead. My work phone extension is forwarded to my cell phone line. The office staff calls and skypes me at will, and we stay closely connected that way between my visits to the New York office.
My gratitude for this arrangement has made me take this work extremely seriously, and often times I am working overtime without any grudge what so-ever.
With this arrangement, sales of my magazine have gone up almost 20% since I started. And precisely because I have a remote office, I cultivate and treasure all the more the office relationships in New York, and make myself as available as much as I can for the needs of my co-workers. I find myself in complete agreement with GK Chesterton’s assertion: “Gratitude is the highest form of thought”.

Mamme multitasking superlaureate. La storia di Suzanne. Assunta a tempo pieno, lavora da casa

Suzanne, 47 anni, moglie e mamma di 5 figli scrive:

“Dopo 20 anni di esperienza come freelance nell’editoria, due anni fa ho deciso di tornare nel mondo del full time. Sebbene avessi alle spalle una lunga esperienza, pensavo che la condizione di madre di 5 figli avrebbe eclissato qualsiasi merito professionale e che avrei dovuto cercare un compromesso  per raggiungere il mio obiettivo: un lavoro dalle 9 del mattino alle 5 di sera. Se da un lato le vacanze scolastiche dei figli, le loro assenze da scuola per motivi di salute e le varie problematiche famigliari, possono far deragliare una giornata di lavoro full time, dall’altro e’ anche vero che noi mamme, professioniste del multitasking, riusciamo a portare termine lavori in meta’ tempo.
Non siamo affatto estranee a crisi, grandi e piccole. La gestione dello stress e’ per noi una capacita’ conquistata che ci permette di reagire con determinazione. Molte di noi hanno una laurea ma sono a casa per prendersi cura dei figli e cercano di arricchire la testa con attivita’ culturali e volontariato. Accettiamo salari piu’ bassi che probabilmente non meritiamo, considerati i nostri successi negli studi e le nostre potenzialita’.
Ad ogni modo, la mia insicurezza nel ripropormi ha iniziato a svanire quando ho saputo di colleghe che lasciavano il posto di lavoro alle 3 del pomeriggio, o sbrigavano le questioni personali in ufficio, oppure fingevano di sapere cose che in realta’ non avevano capito. A quel punto, mi sono resa conto che la mia integrita’ professionale, di persona onesta, disponibile a lavorare, sarebbe stato un vero asset. Diciotto mesi fa sono stata assunta full time come managing editor per la versione in lingua inglese di una rivista mensile. Siccome la sede di lavoro e’ a New York e io vivo a Washington DC, ho chiesto al mio datore di lavoro di lavorare da casa andando a New York un paio di volte al mese. La richiesta e’ stata esaudita. Adoro potermi organizzare la giornata. Iniziare e finire di lavorare secondo le mie esigenze famigliari . A volte inizio prestissimo al mattino, ma almeno non devo fare la pendolare.
Altre volte mi metto davanti al computer alla sera, dopo aver letto la fiaba della buona notte al mio figlio piu’ piccolo che ha 5 anni. Talvolta lavoro nel weekend per organizzare il programma della settimana successiva. La linea del telefono dell’ufficio e’ stata collegata al mio cellulare. Lo staff della redazione mi chiama  in qualsiasi momento. Amo quello che faccio. Questa soluzione ideale mi spinge a prendere il mio lavoro  in maniera estremamente seria e gli straordinari non sono piu' un problema. Durante le mie trasferte a New York, (solitamente 2/3 giorni) coltivo intensamente le relazioni con i colleghi e con il mondo newyorkese. Da quando ho iniziato questo lavoro, le vendite della rivista sono aumentate del 20%. E allora non posso non condividere quanto diceva Gilbert Keith Chesterton “La gratitudine e’ la forma piu’ alta di pensiero””.


martedì 16 novembre 2010

Famiglie detassate. Credete ancora a Babbo Natale?

Germania anno 2010. Per il primo e il secondo figlio stanziati 184 euro mensili invece di 164 (cifra stanziata nel 2009)
Per il terzo figlio 190 euro mensili (invece di 170)
Per il quarto e per i successivi, 215 euro mensili a bimbo  (invece di 195)
Si chiamano Kindergeld (“soldi per bambini”) gli aiuti che il governo federale tedesco elargisce alle famiglie con prole, a prescindere dalle loro entrate reddituali, oltre alla quota degli Elterngeld (“soldi per genitori”, di cui parlero’ in un prossimo post).
Con un quadretto di famiglia felice sulla homepage del sito istituzionale http://www.bundesfinanzministerium.de/ alla voce “cittadine e cittadini” (notare le donne vengono prime degli uomini), e un testo esplicativo, il Bundesregierug lo afferma in maniera netta: le politiche famigliari sono la nostra priorita’.
E in Italia? In Italia spendiamo l'1,3% del Pil in politiche famigliari, ovvero meno di tutti gli altri paesi europei eccetto Spagna e Grecia.
In Italia succede che 9 milioni di coppie con figli (secondo i dati Istat) stanno soffrendo piu’ degli altri nuclei sociali. Non c’e’ da stupirsi che negli ultimi dieci anni si sia registrato un calo del -9% dei nuclei famigliari.
Tutti denunciano l’allarme, nessuno in politica e’ in grado di mettere in atto misure concrete, ragionevoli e dignitose. E cosi’ continuamo a sentirlo dire dai microfoni in tv. Frasi poetiche sulla famiglia e sul bisogno di tutelarla pronunciate dalle personalita’ istituzionali, politiche e religiose del nostro Paese.
Il capo dello Stato Giorgio Napolitano in un messaggio alla Conferenza sulla Famiglia tenutasi a Milano dall’8 al 10 novembre ha ricordato lo stato di crisi economica in cui riversano le famiglie italiane. Il cardinale Bagnasco e piu’ recentemente l’arcivescovo di Milano Tettamanzi chiedeno al governo “risposte concrete e non solo enunciazioni sui valori”.
Il sottosegretario con delega alla famiglia, Carlo Giovanardi lo ha detto alla fine dei lavori sull Conferenza sulla Famiglia: “Servono 15 miliardi per trasformare in realta’ la proposta fiscale su cui abbiamo trovato convergenza: la misura “fattore famiglia”, con una no tax area alla tedesca per le spese di sussistenza dei membri del nucleo. Alcuni hanno definito il piano “una bella letterina di Natale”. Insomma, quanto tempo passera’ adesso prima che questa proposta si concretizzi?
Anche se si promuovesse un fisco amico delle famiglie, non si risolverebbero gli altri problemi connessi. No e’ affatto da sottovalutare il fatto che l’Italia abbia un eccessivo numero di famiglie monoreddito penalizzate da un tasso di occupazione femminile fermo al 46% con squilibri territoriali spaventosi.
Non e’ da sottovalutare che il 76,2% del lavoro famigliare delle coppie e’ ancora a carico delle donne . Le donne di fatto non sono motivate a cercare lavoro fuori casa. Quindi un’eventuale iniezione di fondi non basterebbero a lungo termine per aiutare veramente le persone, occorre che la mamme lavorino!
Malcolm X, il grande attivista americano assassinato disse una volta: “Il futuro appartiene a coloro che lo preparano oggi”.
E allora perche’ non seguire il consiglio di Oscar Giannino che invita a fare testuggine?
Dalle pagine di Tempi il giornalista chiede: “Siete d’accordo a mettere in Costituzione un vincolo al prelievo fiscale su persone e famiglie come funziona in Germania? Siete d’accordo che l’articolo 53 della Costituzione sulla capacita’ fiscale e’ attualmente violato ai danni delle famiglie e contro il diritto e dovere di assicurare ai figli il massimo di capitale umano e e sociale?
Siete d’accordo che e’ tempo di impugnare davanti ai giudici della Repubblica questa e quest’altra legge fiscale chiedendo alla Corte costituzionale di pronunciarsi in materia?”


martedì 9 novembre 2010

When they think you are crazy cause you have many kids. Sandra's story: Abandoned by her employer

“My dearest friends, today is my baby Paolo born. He is 4,140 kg. He is beautiful. I’m fine. A big hug” . Sandra,who is 34 years old, has just become a mother for the fourth time.  She lives with her kids and husband in a modest one family cottage near Milan.  I met her for the first time just a few days ago, before she gave birth to her baby.  She had the serenity and radiant
joy of someone who loves being a full time mom.  Her neighbor expressed his concern, “Four kids? are you crazy? I hope he won't be a burden on society, considering the times we live in”
“I was shocked by the comment” Sandra told me, “It's not my son, but him [my neighbor] who is the burden, he doesn't work anymore” she said ironically.

To have four children in Italy seems to be an unwelcome surprise, especially for some older people. “Our parents' generation was always used to not expecting too much from life” says Sandra. “Save money, be careful and don't exaggerate”, that is to say, don't have too many children.“If I could go back, I would do it all again.  My sons are my treasures” Sandra says with brightening eyes, “The only thing is, I would like to go back to work now, we need more money now.”

After receiving a philosophy degree, Sandra went to work for a public relations company.  “I was a very hard worker, I worked like a dog” she tells me. To work overtime without pay was the norm.  One day, however, her life changed dramatically. She decided to marry the man of her dreams and soon after she was pregnant with her first child. Sandra did not want to leave her company scrambling to make up for her absence, so she kept working throughout her entire pregnancy.  “I remember going into work with a huge belly, people would ask me why I was still working just days before delivery.”

When her first was born, Sandra asked her boss if she could take four months off, without pay.  During that time, her company was bought out by a larger company. The company decided to extend the unlimited agreements to their employees (a type of Italian work contract, with paid holidays, paid motherhood, yearly benefits and strong protection from being laid off).
Sandra was offered a full time job with the same treatment, but one where she would have to again work massive amounts of overtime. She asked if there was something for her to do part time or from home, but there was nothing. Sandra lost her job.  In her place, the company hired a young, simple girl with no experience. Apparently it didn't matter that Sandra was becoming an important asset to the company.

Sandra now works as a full time mom. “My husband asked for a promotion at work and for an increase in salary, but they told him that he was crazy for having another child and that he was naive for not having thought ahead”. What a paradox! Italy is traditionally a catholic country with a lot of hostility towards bearing children.

Do we really think that a woman with children is any less capable than someone who is single?  Can productivity really be based solely on how many hours you spend at work? If we compare single people to married ones, or couple with kids, these last two have a much stronger sense of responsibility.  They have to support families economically and morally. A father is much more likely to work hard to take care of his career. Fathers cannot afford to chat away on Facebook till late -with all due respect for Facebook fans, I’m one of them- waiting to leave work.









sabato 6 novembre 2010

Quando sei pazza perche' fai tanti figli. La storia di Sandra, abbandonata dal datore di lavoro

“Carissmi, e’ nato Paolo. Sto bene. Pesa 4, 140 kili. E’ stupendo. Un forte abbraccio”.
Sandra, 37 anni, e’ diventata mamma per la quarta volta.
Vive con i figlioletti e suo marito in una sobria villetta monofamiliare alle porte di Milano.
L’ho incontrata per la prima volta un paio di settimane fa, quando ancora era in dolce attesa. Aveva lo sguardo sereno e al tempo stesso divertito, quello di una donna che ama fare la mamma a tempo pieno.
“Quattro bambini? Ma sei pazza? Spero che non saranno un peso per la societa’, con i tempi che corrono..” le ha detto una volta un signore anziano, un vicino di casa.
“Io sono rimasta sconvolta” racconta Sandra. “Caso mai sara’ lui un peso per la societa’”.
In Italia, avere tanti figli, sembra essere per molte persone una vera e propria sfortuna. “La generazione dei nostri genitori e’ stata sempre abituata a non aspettarsi troppo dalla vita” commenta Sandra. Si pensava che fosse importante risparmiare, essere prudenti, non osare troppo, in pratica non fare troppi figli.
“Ma se potessi tornare indietro, io non cambierei una virgola della mia vita, rifarei tutto. I miei bimbi sono una ricchezza” commenta Sandra con gli occhi luminosi.
“L’unica cosa e’ che vorrei tornare a lavorare, abbiamo bisogno di maggiori entrate in famiglia”.
Dopo aver ricevuto una laurea in filosofia, Sandra intraprende una carriera nelle pubbliche relazioni. “Ero una grande lavoratrice, un vera galoppina" sorride. Quando era sotto pressione per una sfilata doveva lavorare fino a tardi senza straordinari pagati.
Un giorno la sua vita cambia direzione. Decide di sposarsi e poco tempo dopo rimane incinta.
Sandra non se la sente di rimanere a casa. La sua ottima salute le consente di lavorare per l’intero periodo di gravidanza. “Ricordo bene quando pochi giorni prima del parto andavo ancora a lavorare, avevo un enorme pancione. Spesso i colleghi mi chiedevano stupiti perche’ fossi ancora li’”.
Nasce il primogenito e Sandra rimane a casa in maternita’ per quattro mesi senza retribuzione.
Nel frattempo, la societa’ per cui lavorava, viene acquisita da un grande gruppo. La direzione decide di regolarizzare i dipendenti con assunzioni a tempo indeterminato.
A Sandra viene offerto un lavoro full time, a patto che sia sempre presente al lavoro e che garantisca totale disponibilita’ a lavorare fino a tardi sotto evento.
“Avevo un figlio neonato di soli 4 mesi. Chiesi il part-time o almeno la possibilita’ di lavorare da casa”. Nulla. Sandra perde il lavoro.
Al suo posto assumono una ragazza single senza esperienza. Poco importa se Sandra fosse oramai un asset fondamentale per la societa’.
Sandra fa ora la mamma a tempo pieno. Suo marito ha chiesto una promozione al lavoro e un aumento di stipendio, ma gli hanno risposto che e’ pazzo ad aver fatto un altro figlio, che avrebbe dovuto pensarci prima.
Che paradosso, un paese cattolico come l’Italia che favorisce lo sviluppo di una mentalita’ anti procreazionista dove la famiglia conta meno dei single.
E poi, mi chiedo, siamo veramente sicuri che una mamma lavora e produce di meno di un single?
La produttivita’ puo’ essere misurata soltanto in base alla quantita’ di ore trascorse in un ufficio?
Se mettiamo a confronto una coppia di genitori con una persona senza partner ne’ figli, che tendenzialmente deve mantenere soltanto se stesso, la coppia, idealmente, ha un piu’ forte senso di responsabilita’ in quanto deve mantenere un’intera famiglia. Un padre, in quanto tale, e’ maggiormente predisposto a lavorare seriamente e a preoccuparsi di fare carriera, insomma di crescere professionalmente. Con tutto rispetto dei single e per coloro che utilizzano Facebook (io per prima), ma un padre/o madre di famiglia non puo’ permettersi di perdere tanto tempo chattando in ufficio durante le ore morte.