Io e Camilla (la mia bambina) ci svegliamo intorno alle 8.30. In tutta calma e serenità ci prepariamo per le attività della giornata: si comincia con la lettura, per risvegliare i sensi e farsi una coccola, e poi si parte, alla volta del parco, della posta, del supermercato, della fattoria con gli animali, del panettiere e quel che sia. Insomma si esce!
Rientriamo poco prima del pranzo e si assembla un menù che non avanza mai. Camilla ha due anni e fa ancora il pisolino: momento benedetto perché sono 2 ore di pace, in cui si possono e si devono fare i mestieri “silenziosi”. Al risveglio, via di nuovo verso nuove avventure: la casa di un amichetto, l’oratorio (per chi lo frequenta ancora), la visita alla nonna che spesso ci ospita e ci tiene compagnia.
In casa non ci stiamo, ci sentiamo sole. Ci stiamo solo quando fuori piove (forte) e quando si ha la febbre (ma fortunatamente non succede quasi mai) e in questo caso ci si da al bricolage.
Abbiamo un appartamento di 80mq, eppure ci sentiamo strette.
Fortunatamente due pomeriggi a settimana c’è lo spazio-giochi genitori-figli che si svolge nell’asilo nido comunale. Una piacevole distrazione, tante mamme per amiche, e innumerevoli bambini allegramente chiassosi. Grazie Comune, l’idea è bella e ci fa stare bene, anche se la retta non è del tutto a buon mercato per le famiglie monoreddito.
Nel tardo pomeriggio si torna ai fornelli; cerchiamo di aspettare il papy che torna dal lavoro ma il più delle volte non riusciamo, perche’ torna tardi e così ceniamo romanticamente sul tavolino basso.
Due ore di giochi scatenati con Ale (mio marito) non sono il massimo prima di andare a letto, ma quando alle 22 ti ritrovi ancora a stirare, lavare, stendere e ritirare panni o rassettare casa, non fai troppo caso alle scorrette abitudini (cartoni animati compresi).
È una giornata tipo, ossia uguale all’incirca alle altre 364; in tutto simile a quella di un maschio-lavoratore, eppure ancora troppo poco considerata e apprezzata.
Chi come me, ha perso il lavoro a causa della crisi e/o della maternità (nel mio caso entrambe, nel senso che la prima è diventato uno strumento per penalizzare la seconda), sa cosa voglio dire: la parità non esiste!
Personalmente ho fatto tante rinunce lavorative per potermi permettere un giorno il “lusso” di avere un figlio e poterlo anche allevare.
Ma va bene così, non mi lamento perché Camilla è la mia gioia e non potrebbe essere altrimenti, non mi pento di niente e subirei di nuovo tutto per il suo sorriso. Permettetemi solo di togliermi un sassolino dalla scarpa.
In Italia, vige ancora troppo la regola del “full-time o niente”. Perché il partime è merce rara, e quello si riferisce ai centri commerciali, dove anche le cassiere stanno andando in via d’estinzione (tristemente sostituite dalle macchinette per la spesa veloce ).
Si fa presto a farsi prendere dalla sindrome della casalinga depressa, si perdono le specializzazioni, il fattore esperienza, l’età e a volte anche la ragione o la salute, e il tempo passa. Si vive alla giornata, e soprattutto si smettono di fare progetti a lungo termine perché i risparmi sono cose ormai d’altri tempi
Detto tra noi, amo prendermi cura della mia casa, cucinare per mio marito e intrattenere mia figlia e gli amichetti. Ma le mamme casalinghe vogliono essere apprezzate, e occorre attribuirgli il giusto valore, perché anche il loro è un lavoro socialmente utile.
La società odierna ci impone dei ritmi stretti (chi ha tempo libero è il vero ricco) e degli standard che possiamo però rifiutare. Volere è potere – diceva qualcuno – e allora vi invito a volere di più per noi e per i nostri figli”.
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