domenica 30 gennaio 2011

Mother of three forces lawyer to hire her. “I'm not leaving without a job!”. A lesson from Erin Brockovich.

                Who wouldn't like to have a little bit of her determination and cheek.  Who doesn't admire the young mom who convinces her lawyer to hire her and then goes on to work on important civil cases against big companies?  This is the true story on which the film “Erin Brockovich,” by Steven Soderbergh (Ocean's Eleven, Traffic) is based. 

                Erin is a single mom with three kids who desperately needs a job to finance her family.  “You have no actual medical training?” she is asked on a job interview, “No” she replies, “I have kids, I've learned a lot right there.  I've seen nurses take throat cultures from my son, how did they do it?  You stick a giant q-tip down their throat and wait.  Urinalysis?  You take that dipstick to see if the white count's high.”

                Her interviewer is embarrassed.  She continues, “I'm great with people, you'd have to observe me to know for sure, trust me on that.  I'm a fast learner, I've always wanted to go to medical school, that was my first interest, then I got married and I had a kid when I was too young and blew it.”

                So her search for a job doesn't work out... Erin doesn't give up!  She is able to convince her lawyer, Ed Masry (with whom she had lost a case about fractures incurred by a car accident), to hire her as a legal assistant. 

                “I don't need compassion, I need a paycheck.  I've looked, when you spend 6 years raising babies, it's hard to get a job that pays.  I'm smart and hard-working.  I am not leaving here without a job.  Don't make me beg, if it doesn't work out, fire me.”  To which Masry replies “okay... but no benefits.”

                What does this teach us?  Just the typical American fairy tale of willpower?  Something impossible in Europe, especially in Italy?  Maybe.

                There is something, however, that we cannot do. It's about being honest with yourself till the end and fighting for truth.  Erin did it, she insisted on it.  She faced all fears and prejudices against her “inadequate” resumé. 

                Erin fights for her life, and for the life of her children.  They wait for her at home, needing to be loved and fed.

                It's the story of us.  Women.  Women who differ from Erin in that they are happily in a relationship, or are married; we have a partner or husband who supports us, but still our personal bank accounts are in the negatives.

                Of course in some way, we always survive thanks to the help of grandpas, uncles, aunts, and cousins.  But what happens when these people aren't available?  How many moms can afford to work without giving her salary right to the babysitter instead of a savings account?

lunedì 17 gennaio 2011

Mamma di tre figli costringe il suo avvocato ad offrirle un lavoro.“Non me ne vado da qui se non mi assume”. La lezione di Erin Brockovich


Chi non vorrebbe un po’ della sua grinta e sfacciataggine, chi non ammira la giovane madre che convince il suo avvocato ad assumerla e che riesce a fare carriera mettendo in piedi una causa civile contro una gigantesca societa’?
Una storia vera a cui si ispira il film “Erin Brockovich” di Steven Soderbergh, il regista di "Ocean’s Eleven" e di "Traffic".
Erin e’ una mamma sola con tre figli da mantenere che, in un momento di particolare difficolta’ economica, cerca disperatamente un lavoro.
“Quindi lei non ha fatto veri e propri studi medici?” Le chiedono durante un colloquio di lavoro.
“No" risponde Erin, "ma ho dei figli e ho imparato parecchio". "Ho visto le infermiere fare i tamponi alla gola ai miei figli. Che ci vuole. Uno gli ficca un cotton fioc gigante in gola e aspetta. O le analisi delle urine. Con l’asta si prende il livello e si vede se il conteggio dei globuli bianchi e’ alto”.
Davanti allo sguardo imbarazzato del suo interlocutore, Erin incalza. “Sono perfetta con le persone, imparo molto velocemente, ho sempre desiderato fare medicina, ma poi mi sono sposata e ho avuto dei figli, ero troppo giovane, cosi’ mi sono saltati tutti i piani”.
Il lavoro non arriva, ma Erin non molla. Riesce a convincere il suo avvocato, Ed Masry (con il quale ha perso la causa di risarcimento danni per un incidente stradale che le e’ costato varie fratture) ad assumerla in prova come assistente legale.
“Non mi serve compassione Masry, mi serve uno stipendio. Io ho cercato. Ma quando hai passato gli ultimi 6 anni della tua vita a crescere i figli, e’ difficile trovare un lavoro che ti dia uno straccio di stipendio. Io sono sveglia, sono una gran lavoratrice, faro’ qualsiasi cosa, e non me ne andro’ di qui senza un lavoro. Non mi faccia implorare. Se vede che non funziona, allora mi licenzi”.
E l’avvocato Masry rassegnato, le risponde: “Va bene, ma niente contributi”.
Come tante storie americane di successo, Erin, con la sua determinazione e intraprendenza ce la fara’ alla grande.  La solita storiella di successo in cui si ricorda allo spettatore che “volere e’ potere”? Quella che risulta impossibile in Europa, specialmente in un Paese come l’Italia? Forse.
Se c’e’ una cosa che nessuno pero’ ci vieta di imparare su questa Terra, e’ essere sinceri con se stessi fino in fondo e lottare per il vero. Erin, l’ha fatto, insistendo, superando ogno sorta di paura e timore, di pregiudizio contro il suo profilo professionale, considerato non all’altezza.
Erin lotta per la vita. La sua e quella dei suoi tre figli che l’aspettano a casa e chiedono di essere sfamati e amati.
E’ la storia di tutte noi. Di donne, magari diversamente da Erin, felicemente accoppiate, con un marito/partner che ci sostiene, ma con il conto in banca sempre in rosso. In questo, d'altra parte, siamo molto simili ad Erin.
Certo, in qualche modo ce la si fa sempre, ci si barcamena, grazie anche alla generosita’ e disponibilita’ di nonni, zii e cugini.
Diciamolo. Quante sono le mamme che possono permettersi di non lavorare perche’ lo stipendio del marito e’ sufficiente per mantenere l’intera famiglia?
E quante possono permettersi di lavorare senza che il loro stipendio vada a finire direttamente nelle tasche della baby-sitter, invece che in un conto risparmio?