martedì 15 febbraio 2011

L'Italia è fatta in casa. E alle mamme che ruolo vogliamo dare?

Il 14 febbraio 2011 ho partecipato ad una conferenza dal titolo "Famiglia, una risorsa o una palla al piede?"
(vedi mio articolo su www.ilsole24ore.com uscito in data 14 febbraio alla voce "l'altra economia") tenutasi all'Università Bicocca di Milano e alla quale sono intervenuti, tra i vari, Andrea Ichino, docente di Economia Politica dell'Università di Bologna.

Secondo lo studio di Ichino, autore fra l'altro del libro "L'Italia fatta in casa", gli italiani lavorano più in casa che nel mercato, a confronto dei cittadini degli altri Paesi europei e degli Usa. Fatto ancora più allarmante è che all'interno delle mura domestiche vi è ancora una divisione squilibrata del lavoro. In pratica le donne sono maggiormente produttive. Sono loro che producono beni e servizi, che purtroppo non vengono considerati nel calcolo del Prodotto Interno Lordo del nostro Paese. Si occupano dei genitori anziani, dei figli diversamente abili, dei bimbi. Cucinano, puliscono, tengono le redini della famiglia. Con l'aggravante che se cercano un posto di lavoro sul mercato (magari dopo aver svezzato i figli che automaticamente passeranno alle cure gratuite dei nonni) perché strozzate dalle spese d'affitto o del mutuo, o perchè desiderano realizzarsi professionalmente, non lo trovano.

L'indagine di Ichino mostra uno stato delle cose poco piacevole, con molte controindicazioni che ci devono far riflettere. A noi italiane e italiani va bene così?

Perché secondo Ichino quelle che devono cambiare sono le nostre preferenze, e io aggiungerei le nostre priorità. Mettiamo insomma una pietra sopra all'idea del POSTO FISSO. E io qui aggiungo come sfogo personale: non esiste che uno in Italia non possa essere licenziato, non esiste che chi non sa fare il suo dovere rimane dov'è fino all'età in cui scattano i termini per andare in pensione (se poi in pensione decide di andarci...). "Dobbiamo rinunciare alla stabilità del posto fisso" dichiara Ichino.

Certo, qui, chi deve rinunciare al posto fisso non sono tanto i partecipanti all'incontro, ovvero gli studenti della Bicocca, che si devono ancora laureare e che passeranno i prossimi dieci anni a fare i precari. Sono le generazioni dei nostri genitori e fratelli maggiori. I trentenni di oggi se godono di un'assunzione a tempo indeterminato sono solo dei privilegiati.

Se il trend dovesse continuare, e a detta di molti, avverrà proprio questo, vedremo sempre più generazioni di giovani in fila d'attesa fino a 40 anni suonati per un'assunzione. Vedremo una popolazione "settled down" "sistemata, con famiglia e figli" sempre più tardi.

Ecco allora le parole magiche che ci faranno riscattare da questa situazione paludosa, dalla noia di un mercato del lavoro ingessato e monotono: MOBILITA', FLESSIBILITA'.
Ichino propone inoltre un alleggerimento fiscale per i redditi delle donne, così da facilitare il loro ingresso nel mercato del lavoro.

Se pensiamo che un maggiore equilibrio sulla ripartizione dei lavori all'interno della famiglia sia una cosa buona per noi e per la società intera, facciamo sì che le donne/mamme vadano a lavorare. "Non è valido", ribadisce Ichino, "Il principio di causa effetto secondo il quale le donne che lavorano troppo fanno pochi figli. Sono balle. Negli Usa è stato dimostrato il contrario. Le donne americane lavorano molto e fanno più figli di noi".

E allora chi di noi non desidera una vita vissuta al massimo? Chi non desidera essere protagonista di un cambiamento? Vogliamo o no cambiare le cose? Vogliamo meno tasse e più ricchezza? Si parte solo e sempre da lì: da una presa di coscienza di noi stessi, di uomini e donne vivi. Continuamo a parlarne. Non per lamentarci ma per farci sentire!
Al bando i cinici e gli scettici che in fondo in fondo pensano che in Italia le cose non cambieranno MAI.

Nessun commento:

Posta un commento