venerdì 26 agosto 2011

ASPETTANDO LEONARDO

Ci siamo. La borsa per l'ospedale l'ho preparata con largo anticipo. Non si sa mai. E' tempo di vacanze estive e sapendo che non sarei rimasta a Milano ad agosto ho pensato di procurarmi tutto il necessario per il ricovero in ospedale (che espressione terrificante per una donna che deve sottostare all'atto più naturale del mondo!): pigiami, ciabatte e vestaglia da camera (quest'ultime, mai indossate in vita mia!) le tutine per Leonardo, il mio sapone preferito, quello alla lavanda, un pò di indumenti intimi.
So già che durante i giorni del ricovero non mi separerò dal mio iPad, dai libri e dalla musica.

Al corso preparto l'ostetrica ce lo ha raccomandato: "portate con voi le cose che vi fanno stare bene, compratevi del cioccolato o la nutella da mangiare durante il travaglio".
Wow! E io che già mi immaginavo sdraiata supina su un letto bianco con camicetta da notte a fiorellini (quelle che ho sempre detestato, insomma) in una sala con luci a neon e un'equipe di medici che mi dicono di spingere forte mentre soffro e sudo come un cane. Mentre il mio iPad non si trova e io non posso mangiare la nutella, tantomeno bere un bicchiere di prosecco, mentre mio marito mi guarda con occhi supplicanti incoraggiandomi "dai tieni duro".
Un vero incubo. Mi sembra di aver sognato questa scena l'altra notte. Donne che urlano dal dolore durante il travaglio, medici stressati e un pò seccati perché non sei brava abbastanza a resistere al dolore, perchè con i tuoi urli scocci un pò.
Più che mettere al mondo un essere umano, sembrava di espellere un mostro dal proprio corpo. Tutti non vedono l'ora che finisca questa tragedia insopportabile.
E se questo "alieno" non volesse uscire per vie naturali, si passa abbastanza in fretta alle forbici, a quella che è una vera e propria operazione chirurgica.
E' il mio sogno che me lo dice, ma non solo. Pare che in diversi ospedali la modalità per far nascere i bambini, sia divenuta con il tempo una fredda performance medica.

"Se non vuoi soffrire, con il parto naturale, fatti fare l'epidurale" mi ha consigliato qualche mese fa una signora giovane. Povera, lei ha tenuto in grembo per 9 mesi un bimbo che diventava sempre più ingombrante. Così minuta e fragile sostiene che non ce l'avrebbe mai fatta a far uscire quel testone enorme che aveva il suo bambino. Ma vuoi che la natura giochi questi brutti scherzi?
"Prenotala in tempo l'epidurale, perché non è detto che trovi posto" mi aveva consigliato la giovane mamma.

E' il progresso della scienza, baby. Non vuoi soffrire, è un tuo diritto, basta dirlo e un medicinale te lo impedirà. Vedrai tuo figlio nascere senza provare dolore. Almeno nell'immediato. Gi effetti collaterali, secondo una corrente di pensiero diffusa tra una nicchia di ostetriche ed esperti medici, gli scoprirai cammin facendo, nel corso delle ore successive e probabilmente, nel corso degli anni.

Ma io non voglio assicurarmi nessuna garanzia di non-sofferenza. Parola di una che ha visto il dolore passare attraverso la sua vita soltanto di sfuggita. E qui lo dichiaro con fare coraggioso: Voglio vivermela tutta questa sofferenza e fatica da parto.
Forse sono ingenua, non so cosa mi aspetta. Sento che sto andando incontro a quello che per molti è un supplizio, con atteggiamento sbarazzino, come quando in passato rischiando un'impresa difficile, sentivo i brividi scivolarmi lungo la schiena. Qualcuno sostiene ancora che la sofferenza faccia crescere umanamente. Faccia diventare delle mamme migliori. Per crederci, non devi essere sadico, basta fidarsi; almeno secondo me. E' come intraprendere un viaggio verso l'ignoto, sapendo che al ritorno le condizioni saranno diverse, la situazione sarà decisamente mutata, e tu sarai provata e cambiata da questa grande avventura.

La mia valigia è pronta. Sul biglietto di andata del mio sogno c'è scritto: "Viaggio verso la nascita di una nuova vita". Non so ancora gli orari di partenza nè di arrivo. So per certo che al ritorno avrò tra le braccia un esserino da accudire per i prossimi 18 anni, fino a quando cioè, spiccherà il volo verso il suo destino. La mia insegnante di yoga, un giorno, me l'ha detto a lezione: il tuo compito sarà quello di accompagnarlo nella strada verso il suo destino. Non potrai fare altro.

In attesa di scoprire quando sarà la data definitiva di partenza, quando mio marito mi farà salire in macchina di corsa, emozionato, e io, mi immagino, spaventata dalle forte contrazioni sentirò che è arrivato il tempo del terrificante "ricovero", mi sono concessa una breve vacanza estiva a S.....(località montana bergamasca) con in mente un pò di suggestive immagini di insonnia, di sclero, di paura, connesse con il periodo post-parto, contestualizzandole in un mondo complesso, incerto, crudele.

Qualcuno la proietta davanti ai tuoi occhi proprio così la grande avventura umana della nascita e una sottile punta di cinismo rischia di perforare la tua pelle non lasciandoti più.
Del resto, a forza di sentire commenti disillusi, anche la più accanita Candy Candy qualche riflessione negativa la matura nel corso degli anni.
Ad esempio, scambiare due parole con la cassiera al supermercato potrebbe diventare rischioso per il tuo benessere psicofisico.
Il mio pancione da spesso adito a commenti, consigli, raccomandazioni, da parte di chi è già passato lungo quella strada intricata. La frase della cassiera, tra le più gettonate e talvolta inquietanti pronunciata in questi mesi è stata: "Riposati ora, goditi la gravidanza, perchè poi non dormi più!!"
Fantastico scenario. Proprio io che dormirei tutti i giorni fino a mezzogiorno, e che se la sveglia suona prima delle 8, rischio di avere il malditesta tutto il giorno.

Ma passiamo alla seconda frase: "Fin tanto che son piccoli sono così graziosi, ma poi quando diventano adolescenti, sembra di camminare in salita, più crescono più diventa difficile gestirli".
E poi, le previsioni per i prossimi dieci anni: "Non uscirai più, altro che teatro, cinema, uscite con gli amici, cene fuori, niente viaggi all'estero, a meno che tu sia benestante", ovvero, moglie di un calciatore o di un grosso imprenditore.

Qualcuno ogni tanto può sforzarsi di dire perché vale la pena fare figli? Altrimenti mi tappo le orecchie. Meglio non saperle certe cose.
A proposito di certe cose, bada bene che: "Certe cose non le potrai più fare".
E chi se ne frega. Ne faremo delle altre.


Arrivo a S..... dopo una serie di tornanti da maldipancia, e fortunatamente ci lasciamo alle spalle l'afa insopportabile di Milano. Più mi avvicino a destinazione, più l'appetito cambia. Appena giungo a 900 metri di altitudine iniziano a venirmi le voglie di formaggio, pane e salame, quando invece un'ora prima in viale Monza volevo solo bere un frullato congelato.

La stagione è decisamente alta qui a S.....: le case in affitto hanno prezzi alle stelle, le strade sono affollate di anziani, di famiglie con bambini piccoli.
E' un susseguirsi di pizzerie, alberghi, pasticcerie, gelaterie, casette di montagna, le botteghe dei macellai e dei panettieri, il bazar di articoli per la casa.
I centri commerciali, i fast food e i sexy shop non hanno ancora fatto breccia. Sembra un pò l'Italia di 30 anni fa.
Qui il macellaio diventa facilmente tuo consulente di fiducia. Non ha ancora deciso di fregarti, preferisce fidelizzarti, regalandoti magari un osso per il bollito, così che il tuo brodo di pollo diventi ancora più saporito e tu, la prossima volta, ti ricorderai di lui. Ha sempre il sorriso sulle labbra, le guance rosee e lo sguardo rilassato. Se aggiunge troppe bistecche al pacchetto, ti avvisa, ed è subito pronto a togliertene qualcuna se il peso è eccessivo. Quando torni vuole sapere com'era la carne, e passando per il bancone dei formaggi sa consigliarti quelli adatto alle donne incinta: formaggi tipici affumicati al posto di quelli freschi locali, tutti comunque ottimi.
La vita a S..... ruota intorno alle botteghe, alle case di villeggiatura, agli alberghi pieni di anziani, ai parchetti con giochi per bambini, alla parrocchia, e al suo piccolo cinema, dove non mancano i cineforum. Un prete giovane della parrocchia, con un simpatico accento bergamasco analizza e commenta puntigliosamente davanti ad un pubblico di terza età, "The tree of Life" il nuovo film di Terrence Malik. In una libreria, un antiquario milanese mostra ad un pubblico colto, i libri illustrati di Oscar Wilde.

Con l'imbrunire la temperatura si abbassa, le saracinesche delle botteghe pure, mentre i turisti proseguono le loro tranquille passeggiate per il centro con il maglioncino di cotone appoggiato sulle spalle, quello che tanto irrita mio marito.
"Andiamocene che mi viene il nervoso", esclama a bassa voce. Se penso a come questa moda-abitudine del maglioncino sulle spalle sia il segno contraddistintivo del turista "born in Italy" a New York, mi viene da sorridere.
Lo riconosci subito l'italiano che passeggia mentre cammina lungo la Fifth Avenue, con marsupio e pullover rigorosamente sulle spalle, in caso tirasse dell'arietta.
S......, che ospita una buona fetta di milanesi per bene è decisamente terra di polo e pullover, i cui bordi delle maniche, se proprio vuoi sembrare distinto, sono avvolti l'uno sull'altro in un nodo raffinato, così che il look nel suo insieme appaia ben ordinato. E' il simbolo del perbenismo per eccellenza. Brave persone, a modo, che passeggiano con il cono gelato. Brave mamme e bravi papà, brave nonne e bravi nonni, posati.

Blu, rosso, beige, tendenzialmente il pullover è in tinta unita. Lo si porta a tutte le età in Italia, a parte mio marito che preferisce piuttosto prendersi tutta l'arietta serale pur di non appoggiarlo sulle spalle.
Me lo vedo. Lui, sarà un padre con i jeans stracciati, e le t-shirt scolorite, quegli indumenti che i nostri genitori ci hanno sempre sconsigliato di indossare, perchè non adeguati ad un contesto serio. Qui a S......, tradizionalista località bergamasca, come in tante altre località italiane, indossare indumenti stracciati è segno di non poca serietà e responsabilità (e meno male, aggiungo io).

E poi chi l'avrebbe detto che anche il gioco del biliardo si stesse estinguendo. L'altra sera, mentre il piccolo Leonardo faceva le prove generali per uscire, con calci e movimenti insoliti alquanto maldestri, ho proposto a mio marito di andare a giocare a biliardo in un bar. In tutta S......, non ne abbiamo trovato uno. Solo ad A......., una frazione limitrofa, siamo riusciti a trovarne uno in un bar gelateria. In realtà offriva soltanto il gioco delle stecche o delle bocce.
Una coppia di mezza età, seduta alle slot machine, ogni tanto ci osserva curiosa, altre persone sedute ai tavolini attendono l'ordinazione. Noi intanto giochiamo a bocce.
Arriva un vecchietto. Con espressione sorridente e il volto rugoso ci osserva. Sembra un intenditore. "Vuole giocare? Gli chiediamo. "No, no, volevo solo guardarvi" risponde. Dal volto sembra un esperto. Dopo un pò decidiamo di andarcene. Se fossimo rimasti a lungo, l'anziano signore avrebbe probabilmente incominciato a commentare le nostre partite e a darci suggerimenti. Era tutto solo però. Gli altri suoi coetanei sono incollati davanti allo schermo della tv a guardare la partita di calcio.

Le vacanze a S...... sono scandite dai tocchi delle campane che alla domenica ti ricordano ancora, se ci tieni, di andare a messa. Il giorno di Ferragosto in una piccola parrocchia il prete, molto anziano e decisamente vispo, racconta di aver seguito tutti i telegiornali, ma scandalizzato, ha dovuto riscontrare che nessuno di questi rimandava al significato religioso di Ferragosto. "50 anni fa tutti sapevano che il 15 di agosto era la Festa dell'Assunta". E giù ad inveire contro chi in chiesa non ci va più. "Manca la fede!" esclama.
Leonardo reagisce. Forse non è d'accordo. Sgambetta forte.

Torniamo a casa. Appena mi tolgo le scarpe sento un forte dolore al basso ventre. Una scossa elettrica all'interno coscia mi coglie impreparata. Aiuto, sta arrivando lo tsunami del dolore. Quando meno te lo aspetti, ti sorprende. Respiro profondamente, il ventre si indurisce come un'anguria, mi siedo sul divano e attendo. Mancano tre settimane alla scadenza del termine.
"Leonardoooooo", urlo alle montagne. "Sono qua che ti aspettooooo!".

1 commento:

  1. Grande Chiara! Dopo essere stato con voi tanti giorni di quest'Estate, ora leggo queste tue righe, mentre sei in ospedale da ormai 12 ore!! e mi commuovo.
    Provo a chiamare Giovanni, ma giustamente e ovviamente ha ben altro a cui pensare in questi momenti...e non vedo l'ora mi possa rispondere prima o poi (vorrebbe dire che Leonardo finalmente è nato) mi chiedo se io possa essere di aiuto, magari a fianco di Giovanni che attende ma alla fine forse non servirei a nulla, infatti cosa possiamo veramente di fronte a questo miracolo che è la vita, tutto è in mano ad Altro e in questo caso è evidente. Occorre affidarsi. Affidarsi ai medici, che siano abili e capaci, tanto bravi quanto umani, ma soprattutto affidarsi a Colui che è la sorgente di ogni cosa che vi ha condotto sino a qui e saprà portarti sino al compimento di questo tuo percorso che vi vedrà festeggiare l'arrivo di Leo. Sono grato per la vostra amicizia e mi raccomando alla festa per Leo voglio esserci anche io!
    Massimo Lemme

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