Lo scorso 4 ottobre sono stata invitata ad intervenire all'incontro "L'allattamento, un modo di dirsi ti voglio bene" organizzato dalla facoltà di medicina e chirurgia dell'Università Bicocca.
Ho accettato con piacere l'invito a raccontare la mia esperienza di allattamento, ma poi mi sono detta: "Cosa dico e da dove inizio?".
Ero un pò combattuta perché proprio in quei giorni Leonardo mi stava mettendo a dura prova con poppate eterne e dolorose. Non riuscivo insomma a cogliere la magia di questa esperienza umana.
Cosa significa allattare? E' soprattutto una gioia o una fatica?
(Penso che al di là di tutto, dovremmo essere oneste con noi stesse, e dire senza vergogna e sensi di colpa cosa predomina in noi in alcuni momenti della nostra giornata, non credete, mamme? Vi è mai capitato, ad esempio, di sentirvi una "mucca da latte?").
Per me allattare significa osservare, scrutare da vicino la personalità di Leonardo, i suoi tratti caratteriali.
Sono veramente buffe le sue espressioni facciali mentre è concentrato nell'attività di suzione e dopo aver terminato "l'opera". Sorride sempre, ad occhi chiusi, una volta finita la poppata, come a dire "che bella mangiata". E' decisamente un buongustaio.
Il suo odore, il suo faccino, le manine con le unghiette da limare, i suoi piedini lunghi e magri, tutto di lui concorre a farmi innamorare sempre più.
Ci vogliono tante energie per allattare, specialmente quando la cadenza è ogni due ore, sia di giorno che di notte.
Una cosa di cui ero un pò spaventata all'inizio era quella di dover allattare in pubblico, in giro per la città senza trovare strutture accoglienti pensate per mamme che allattano e che devono cambiare il pannolino al bimbo.
Milano non è a misura di bimbo e nemmeno di mamma/gestante! Probabilmente non lo sarà mai, considerando il basso tasso di natalità, e molti altri fattori... .
Appurato questo dato di fatto, se inizialmente rimanevo "segregata" in casa ad allattare, deprimendomi un pò perché mi sentivo tagliata fuori dall'ambito professionale e dai rapporti sociali, dopo un pò ho capito che era tempo di uscire e di affrontare questa condizione difficile, senza esitazioni.
Ora allatto ovunque mi trovi con disinvoltura!
Penso che allattare sia un modo per dire al proprio bambino "Ci sono, sono qua per te, puntualmente. La tua mamma non ti dimenticherà mai".
Speriamo che milano la cambino gli egiziani, cinesi, sudamericani, filippini e tutti gli altri. Loro i figli li fanno!
RispondiEliminaGiovanni
Brava Chiara!
RispondiEliminaSei sempre più importante