Da quando è arrivato Leonardo rincorro il tempo. A parte le notti bianche che ogni tanto ritornano nere, nel senso che riesco a dormire, la mia giornata scorre a ritmo di poppate, cacche e coccole. Negli intermezzi scrivo, mentre Leonardo dorme sulla comoda ciambella ovattata avvinghiata intorno al mio basso vita.
Capita che quando penso di aver preso il giusto ritmo, quando tutto questo indaffararsi prende la forma di una routine assodata, arriva il fatto inaspettato, straordinariamente bello.
Ricordo il dolore durante il travaglio che arrivava come un'onda da lontano. Al suo avvicinarsi mi preparavo a saltarla, come se stessi surfando. Mi sentivo in un'altra dimensione.
Tutte le volte che superavo l'onda, era una piccola vittoria; la potenza delle acque non mi travolgeva. Non ricordo più esattamente la dinamica del dolore che mi assaliva ogni cinque minuti, nè ricordo da dove partiva. So solo che ogni volta era una sfida da affrontare. Undici ore cosi'.
Avrei potuto piangere, urlare, maledire qualcosa o qualcuno. In qualche modo hai bisogno di esternare il tormento. Pensi di rimanerci secca. Io facevo le vocalizzazioni: "AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA". Dopo 20 secondi lo "tsunami" passava e mi addormentavo per cinque minuti.
Questa mattina Leonardo mi ha salutato sorridendo ed emettendo lo stesso identico suono: "AAAAAAAAAAAA". Che strana coincidenza... .
evvai!!!! Ciao Leo!!! Canta canta!!!
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