sabato 5 novembre 2011

E TI DIRANNO CHE SEI VECCHIA

"...Così sono diventate soprattutto le italiane: madri sempre più vecchie, sempre più colte e sature di informazioni captate dal passaparola e su internet e in genere poco disposte a partorire soffrendo".
Un articolo dello scorso 7 ottobre dal titolo "Babele in sala parto" pubblicato sul mensile IL del Sole 24Ore (www. http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-10-07/babele-sala-parto-195734.shtml?uuid=Aazj4uAE) racconta cosa succede nelle sale parto degli ospedali italiani descrivendo i diversi atteggiamenti e usanze delle madri italiane e straniere.

"A vedere le neomamme uscire dagli ospedali con i nuovi nati negli ovetti della Chicco", scrive la giornalista, "verrebbe da pensare che nascere sia oggi più o meno uguale per italiani e stranieri...ma così non è".

Da una parte vi è una maggioranza di donne straniere molto giovani che partoriscono, diciamo così "spontaneamente" senza troppi problemi (secondo quanto riportato dall'articolo, le rom riescono addirittura a "massaggiarsi e a dilatarsi manualmente da sole mostrando una conoscenza approfondita del proprio corpo") dall'altra vi è una minoranza di mamme italiane preoccupate di partorire neonati senza difetti e non più disposte a soffrire.

Per non parlare dei papà italiani. Dal quadro impietoso che emerge dal racconto, gli italiani appaiono rincitrulliti dalle nuove tecnologie che utilizzano per immortalare l'atto di nascita e per postare su Facebook.

Sebbene mi consideri apolide e cosmopolita, essendo sulle carte italiana con più di 30 anni, rientrerei nella categoria delle mamme "sfigate" che fanno i figli tardi e che rompono le scatole ai medici perchè vogliono il cesareo.

Ma così non è. Sono forse l'eccezione? Non penso proprio.

E' vero, ho avuto il primo figlio a 34 anni. Ma a parte questo, non mi ritengo eccessivamente colta, nè facilmente influenzabile dalle letture su internet, non ho programmato la mia gravidanza e soprattutto ho partorito in modo naturale, soffrendo per 11 ore, senza mai chiedere un'alternativa più veloce e indolore.

Non ho nemmeno l'ovetto della Chicco! Il passeggino di Leonardo è di seconda mano e di una marca abbastanza sconosciuta. Di questi tempi si risparmia... .

Ritengo di conoscere il mio corpo abbastanza bene, soprattutto ho imparato a gestirlo nel momento del dolore, grazie all'eccellente corso preparto organizzato dall'associazione ostetriche Felicita Merati di via Arese a Milano e a cui hanno partecipato tante mamme (molte di loro hanno superato i 30 ma se le guardi pensi che potrebbero averne 20 di anni).

Una volta i figli si facevano presto. Oggi è un pò diverso: dai 18 ai 25 anni circa, si è presi con gli studi universitari. Dai 25 ai 30 circa, la donna italiana è tutta preoccupata di impostare un percorso di carriera (con annesse e connesse esperienze di lavoro all'estero) che verrà inevitabilmente bloccato o comunque ostacolato (se rimane in Italia) una volta messi al mondo i figli.

L'articolo di IL conclude sostenendo che la maggior parte degli stranieri, una volta varcata la soglia dell'ospedale, vivrà situazioni di esclusione sociale.

Eppure io conosco madri straniere di origini umili inserite perfettamente nel tessuto sociale italiano.

Piuttosto che dire di un'altra forma di esclusione sociale, una vera e propria mortificazione nei confronti di quella generazione di giovani italiani (me compresa) che hanno investito tempo e e denaro in studi e che a 35 anni si ritrovano con uno stipendio di 1000 euro al mese? E che nonostante questo rischiano ancora mettendo su famiglia e facendo figli?