martedì 13 novembre 2012

IO MAMMA, IO PAPA', MERITIAMO UN PARTO DA SOGNO


                                                   Waterbirth, Cary York, www.etsy.com


Un milione e 188 mila euro al dipartimento di maternita' e' il finanziamento che la regione Lombardia ha concesso negli ultimi anni all'ospedale Fornaroli di Magenta (Milano) per ristrutturare e rinnovare le strutture sanitarie.
Filo conduttore del progetto e' stata l'attenzione a valorizzare il piu' possibile l'aspetto naturale e intimo dell'evento della nascita e a ridurre la sua eccessiva medicalizzazione. Tra le "chicche" acquisite con questo intervento, una vasca per il parto di ultima generazione.
Sono andata a fare un giro al Fornaroli, per capire che razza di tecnologia potesse avere questa vasca ergonomica. Quali vantaggi potesse offrire ad una donna che desidera partorire in acqua, scelta che nei Paesi sviluppati e' quasi sempre possibile.
Sopratutto mi incuriosiva vedere come fosse stato valorizzato l'aspetto naturale e intimo dell'evento della nascita. In fondo, pensavo, siamo sempre in una struttura ospedaliera nata per curare patologie, dove l'intimo e il naturale fa spazio al pratico ed efficiente.
Per come intendo l'aspetto "intimo" del parto, immaginavo di trovare una sala parto simile ad una camera da letto, ben curata, con una sedia a dondolo o un divano, un tavolino con un vaso di fiori, qualche bel quadro appeso al muro, luci soffuse, aromi, uno spiraglio di bellezza estetica che mi potesse consolare nei momenti duri del travaglio.
E invece ho sognato troppo... . Di fronte a me una sala "abbellita"con attrezzature che mi ricordavano quelle di un fitness center all'avanguardia, invito implicito piu' che a rilassarmi, a darmi da fare nervosamente, come se mi dovessi esercitare per una gara. Gia', la gara del parto.
Per fortuna che le strutture non sono tutto. Le luci soffuse possono farti sentire in un ambiente famigliare ma poi entra in gioco la bravura dell'ostetrica nel saperti mettere a tuo agio, nel spronarti con simpatia ad avere fiducia in te stessa e nelle tue capacita' di farcela, nel permettere che questo bimbo nasca in armonia con te mamma, senza traumi. E' proprio qui allora che il gioco si fa duro.
Cominciamo con le richieste che una donna potrebbe fare in fase di travaglio. "Voglio partorire in acqua". Parlo con il personale del dipartimento di maternita' e scopro che i parti in acqua al Fornaroli sono stimati al 5% rispetto ad un 18/20% di donne che ne fanno espressamente richiesta. Come mai questo divario tra la richiesta e quanto poi accade realmente?
Il dott. Alemani mi spiega che le ostetriche sono un po' frenate dalla paura, si sentono piu' tranquille se la fase di espulsione avviene fuori dall'acqua. E poi c'e un problema di carenza di personale. Per l'utilizzo della vasca e' necessaria la presenza di due ostetriche. Di fatto, quindi accade, come nel 90% dei casi in tutti gli altri ospedali di Milano, alla donna travagliante venga consigliata la doccia piuttosto che l'immersione in acqua calda. Se l'ostetrica del Fornaroli ha infatti gia' deciso di suo (perche' non se la sente o e' impossibilitata) che il momento dell'espulsione debba avvenire fuori dall'acqua, evita di proporre alla donna un bagno caldo.
Di fatto decidono un po' i medici e le ostetriche cosa sia piu' opportuno fare in un determinato momento, con buona causa o meno. Chi lo sa. Le conosciamo tutti le frasi tipiche dette nelle sale parto italiane, del tipo "Presto, presto, il bimbo deve nascere", "E" meglio se acceleriamo i tempi, e' meglio fare il cesareo" eccetera, eccetera. Chi riesce a togliermi il sospetto che questi inviti non nascondano una scarsa professionalita' o l'intenzione di sbrigare in fretta la "faccenda", perche' magari sta finendo il turno o il travaglio dura da troppe ore e la partoriente e' insopportabile nella sua inquietudine e dolore e quindi rispettare la fisiologia diventa una seccatura in piu'?
Certo, non e' sempre così. Al Fornaroli come in altri ospedali, vedi al San Gerardo di Monza, ad esempio, ci sono ostetriche e ginecologi scientificamente convinti dei benefici del parto fisiologico e delle controindicazioni del parto eccessivamente medicalizzato.
Troppe volte sento racconti terrificanti, esperienze infelici di parto, provenienti dagli ospedali piu' rinomati di Milano, dove caso vuole il parto viene trattato alla pari di una patologia. Dove non e' concepito aspettare, prendersi cura con pazienza dei tempi fisiologici della donna, perche' oltretutto non c'e' ne' di tempo.
Ma la nascita di un "nuovo esserino" non dovrebbe essere per tutti, per chi ne e' protagonista e per chi assiste, uno degli eventi piu' belli e misteriosi che ci possa capitare? Non abbiamo il diritto, noi donne e voi papa', di viverlo a testa alta, dignitosamente, con coscienza e serenita'?
No, non possiamo permetterci che diventi l'esperienza piu' brutta della nostra vita, soltanto a causa di disservizi, di personale medico "scadente" o perche' siamo state imbottite di farmaci. La posta in gioco e' troppo alta.
C'e' un altro problema: in tutti questi anni a livello sanitario ben poco e' stato fatto per la prevenzione e la formazione a tutti i livelli.
Un esempio: i corsi preparto del Fornaroli riescono a soddisfare un minimo delle richieste, soltanto un 2/3%. L'ospedale prevede un corso al mese per 12 persone. E' impossibile quindi dare la possibilita' a tutte le gestanti di seguire un corso preparto. Aumentare i corsi? Mi viene risposto che non ci sono piu' fondi!
"Le pazienti non preparate sono moltissime, molte sono viziate, vogliono che tutto si risolva in due ore senza sofferenza" dichiara il dott. Alemani.
"Non sono motivate, perche' non capiscono cosa ci stia dietro" aggiunge l'ostetrica Maria Luisa Chiodini.
La domanda che pongono e': "con tutti i mezzi che ci sono, perche' la donna per partorire deve soffrire?"
Forse un buon corso preparto potrebbe rispondere a tante domande e a convincerci che la donna, se in salute, puo' benissimo partorire con le proprie forze.
Un altro dato allarmante che mi presenta il dott. Alemani e' l'aumento di richieste in neuropsichiatria infantile. Lo spazio  attualmente a disposizione non e' sufficiente a rispondere al fabbisogno, quindi dovranno istituire un altro laboratorio.
"E' questo", spiega "un altro sintomo del problema: le persone non sono preparate a fare i genitori n'è prima n'è dopo".
Altra conseguenza della scarsa attivita' di formazione e prevenzione sono le percentuali di fallimento dell'allattamento materno.
"Alla nascita del bimbo siamo a quota 96%; dopo il controllo del primo mese siamo gia' al 70%, mentre a tre mesi dalla nascita caliamo al 50%," spiega la dott.ssa Venegoni.
Cosa succede? Un allattamento ben avviato nei primi giorni, perche' si inceppa?
Incoraggia sapere che a Milano e in alcune provincie esistono associazioni guidate da ostetriche, e Consultori che con servizi quasi del tutto a pagamento oramai, si prendono cura per quanto possono di tutte queste problematiche: travaglio, allattamento, svezzamento, sessualita', equilibrio precario tra lavoro e attivita' di mamma, ecc... .
Perche' di fatto, in questa avventura, capita che le donne siano troppo sole.
Peccato che la regione Lombardia nel suo elargire fondi in tutti questi anni non abbia  preso in considerazione seriamente l'attivita' svolta da queste micro-realta'. Loro di fondi ne avrebbero bisogno, eccome. Dirottare i parti fisiologici in queste strutture o a domicilio, ad esempio, permetterebbe alla regione Lombardia un notevole risparmio di costi, considerato che per ogni donna ricoverata in ospedale il dipartimento di sanita' sborsa migliaia di euro all'anno.

venerdì 2 novembre 2012

Vaccinare o non vaccinare? Quello che (quasi) nessuno racconta alle mamme

Giulio Vigano' e' pediatra e omeopata specializzato in "Cease Therapy" (Complete Elimination of Autistic Spectrum Expression) la terapia elaborata del dottor Tinus Smits che prevede la cura  dell'autismo attraverso la medicina omeopatica. Secondo la tesi del dott. Smits il 70% delle cause che generano l'autismo sui bambini sono proprio le vaccinazioni, quelle che la maggior parte di noi mamme non esitiamo a far fare ai nostri piccini fin dai primi mesi di vita, convinte di proteggerli.

Ho intervistato il dott.Vigano' sul tema vaccinazioni e sul ruolo dell'omeopatia rispetto alla medicina tradizionale, dopo aver ricevuto l'ennesima lettera della regione Lombardia in cui mi si invita, in qualita' di genitore, a vaccinare il bimbo fin da subito come gesto di mamma responsabile e attenta alla collettivita'.
Ricordo che dopo il primo ciclo di vaccinazioni, il piccolo Leonardo, di indole tranquilla e serena, mostrava segni di inquietudine e fastidio, quasi fosse stato catturato da un demonio. Sembrava che la sua personalita' fosse cambiata. Quella volta mi spaventai moltissimo, mi sembrava di non riconoscerlo piu'. Il caso recente di ritiro dai mercati europei (ad eccezione dell'Italia, chissa' come mai) del vaccino esavalente Infarix Hexa per "rischio contaminazione batterica pericolosa" mi ha confermato quanto nel mio cuore di mamma pensavo: che queste iniezioni piu' che proteggere i nostri bimbi rischiano di essere inutili e dannose per la salute.


Dott. Vigano' come spiega il fatto che molti medici rimangono profondamente scettici di fronte all'efficacia delle cure omeopatiche?

"L'omeopatia, innanzitutto, e' una medicina estremamente complicata, anche se oggi, purtroppo, si tende a semplificarla.
La parola deriva dal greco e significa simile alla patologia; nasce nel 700 grazie ad un medico tedesco, il quale scopri' che alcuni medicinali diluiti causavano sintomi simili a quelli della malattia da curare. In pratica il farmaco omeopatico subisce due procedimenti per essere tale: la diluizione e la dinamizzazione (si diluisce la sostanza e le si danno degli scossoni). La grossa critica che viene fatta attualmente all'omeopatia da parte della comunita' scientifica e' che queste diluizioni portano ad una rarefazione del principio attivo dentro il farmaco tale da non poter permettere una reazione farmacologica.
Molto probabilmente l'omeopatia funziona non attraverso la molecola attiva ma su quello che la molecola provoca nella soluzione che si viene a creare.
Ad esempio se sciogli una sostanza nell'acqua, questa portera' una sorta di memoria della molecola. Si tratta di un principio fisico riconosciuto, e' la cosiddetta spettrofotometria.
Attualmente gli studi sull'omeopatia per dimostrarne l'efficacia sono ancora in fase iniziale. Non e' facile farli da un punto di vista di semplice casistica, poiche' non vengono commissionati da ospedali o da grosse societa', bensi' sono i singoli medici che li eseguono. Iniziano ad esserci dei lavori seri, fatti appunto da medici, in particolare sull'uso dell'omeopatia in caso di diarrea. Per quanto riguarda l'utilizzo dell'omeopatia nelle cure di patologie tumorali gli studi sono ancora pochi. Io stesso non consiglierei solo l'omeopatia in caso di cancro, pur avendo esperienze positive di conoscenti in questo senso".


Quale medicina prediligere per il benessere del proprio bambino?

"Io non vedo assolutamente le due medicine in contrapposizione. L'ideale sarebbe integrare tutti i tipi di medicine: fitoterapia, omeopatia e medicina tradizionale. Ad esempio, le faringiti e tonsilliti se sono causate da streptococco (un buon pediatra, se vede le tonsille gonfie dovrebbe fare al bimbo il tampone), sono da curare con l'antibiotico, poiché' tantissimi studi dimostrano che lo streptococco puo' apparentemente scomparire ma persistere dentro l'organismo rovinando altri organi, causando talvolta problemi cardiaci. Mentre su una tonsillite non causata da streptococco, l'omeopatia e' la soluzione ottimale. Anche la polmonite si puo' benissimo curare con l'omeopatia.
Il problema del medico e' di far star bene il paziente e di curarlo, deve essere cioe' in grado di scegliere la terapia piu' adatta per lui. Tuttavia, ritengo che molte problematiche attuali siano proprio legate all'eccessivo uso di antibiotici e di vaccinazioni".

E perche' secondo lei si fa uso eccessivo di medicinali?

"Se prescrivi al paziente un antibiotico, per una settimana non lo senti piu', se gli prescrivi un prodotto omeopatico lo devi risentire ogni giorno. E' un impegno anche dal punto di vista telefonico. Anche da parte dei genitori e' spesso un problema di mancanza di tempo. Se devi andare a lavorare vuoi che tuo figlio guarisca il prima possibile, mentre con le terapie omeopatiche ci vuole molta piu' pazienza.
L'omeopatia pero' ti rinforza l'organismo, l'antibiotico agisce in fretta e te lo indebolisce".

Lei denuncia un eccessivo uso di vaccinazioni sui bambini. Cosa consiglia ai genitori dei suoi pazienti?

"E' un tasto abbastanza dolente. Io non consiglio mai di fare o non fare un vaccino perche' penso sia una scelta che va presa dai genitori.
Tuttavia, e' bene ricordare che il vaccino e' un farmaco e come tutti i farmaci ha degli effetti collaterali.
Io ritengo che attualmente le vaccinazioni in uso siano troppe. Se ne fanno 27, tra esavalenti, pneumococciche, meningicocciche, morbillo, parotite rosolia.
Teniamo presente che le malattie problematiche per il nostro mondo attuale, sono le malattie del sistema immunitario, vedi la sclerosi multipla, per non parlare delle malattie neurologiche che potrebbero essere correlate ai vaccini, vedi la sindrome dello spettro autistico. Alcuni studi scientifici internazionali indicano dati statistici epidemiologici preoccupanti in questo senso.
Gli ultimi dati del Cdc di Atlanta (Center for Disease Control & Prevention) ad esempio, parlano di aumento del mille per cento negli ultimi trent'anni del fenomeno della sindrome dello spettro autistico. Nessuno capisce le cause di questo eccessivo aumento. E, caso strano, questo aumento esponenziale corrisponde con l'introduzione dei vaccini di massa avvenuta negli ultimi 40 anni.
 Ci sono numerosi studi che dimostrano il legame tra vaccino e autismo, il piu' chiamato in causa e' sicuramente il vaccino per il morbillo. Se e' vero che l'autismo e' una malattia che si presenta quando possiedi gia' un substrato genetico favorevole, ci sono comunque dei confattori determinanti, tra i quali l'eccesso di vaccinazioni, o di sostanze tossiche nel vaccino. Gli studi internazionali degli ultimi anni, sebbene non diano certezze sul legame tra vaccino e autismo, stanno sollevando insomma molti dubbi che meritano di essere considerati.
Di certo i vaccini possono diventare delle forti concause. Un altro studio interessante realizzato non da medici omeopatici in America ha messo in luce la correlazione tra epatite B e sclerosi multipla. All'interno dell'esavalente, aihme', figura anche il vaccino per l'epatite B".

Ma un neonato puo' realmente contrarre il virus dell'epatite virale?

"L'epatite B e' una malattia che si prende per via sessuale. Penso quindi che sia realmente improbabile che un bimbo di pochi mesi venga contagiato".

E il vaccino contro lo pneumococco?

"Lo pneumococco ha piu' di 90 ceppi. E' un po' utopico pensare che il vaccino ci possa proteggere da tutte le malattie infettive. Ci protegge contro alcune ma rischia di lasciarci indeboliti nei confronti delle altre.
Stimolandolo troppo il sistema immunitario si rischia di avere degli effetti controproducenti".

Ma allora che fare?

"Consiglio di aspettare a vaccinare il bimbo almeno fino all'anno per permettere alla barriera encefalica di irrobustirsi, di costruirsi in maniera adeguata e al sistema immunitario di rinforzarsi.
Un'altra cosa molto importante e' vaccinare il bimbo quando e' completamente sano. Perche' se ha un problema nel sistema immunitario e' inutile aggiungercene altri.
Il sistema immunitario e' una macchina molto complessa di cui capiamo ancora ben poco. Stimolarlo selvaggiamente rischia di produrre effetti controproducenti. I vaccini di massa non hanno piu' senso nella nostra epoca. Bisognerebbe piuttosto vaccinare tenendo conto della salute del singolo bambino e della sua predisposizione o meno a certe malattie".




lunedì 22 ottobre 2012

"Il parto", il mio racconto pubblicato sul libro "Vacanze Milane"

"Gentile dottoressa,
vorrei sapere quanto è grande davvero lo sforzo necessario per spingere durante il parto".

Amina era preoccupata. Mancava un mese al termine della sua gravidanza e ancora non aveva deciso in quale ospedale di Milano avrebbe dato alla luce il suo bimbo. Sognava di partorire in acqua, in mezzo alla natura, in un luogo incontaminato e silenzioso, con accanto soltanto la sua ostetrica. Li' si' che si sarebbe lasciata andare. Avrebbe potuto gridare all'infinito e il suo bimbo sarebbe uscito in fretta. Ne era certa. Si immaginava mentre teneva tra le braccia il suo esserino cullato teneramente dai suoni della natura. Da qualche parte del mondo era accaduto proprio cosi'. In Sudamerica una donna aveva dato alla luce il suo bambino circondata dai delfini nelle acque dell'oceano. L'aveva visto in un film documentario francese dal titolo "Il primo respiro" di Gilles De Maistre).
Ma qui non c'era l'oceano. Qui, come nella maggior parte dei Paesi del mondo, si andava in ospedale. Nessun delfino avrebbe sguazzato intorno a lei. Dottori, ostetriche e infermieri l'avrebbero visitata e monitorata e al cambio di turno se ne sarebbero andati.
"Su, dai, spinga, dai, su, forza. Non possiamo stare qui fino a domani, ci sono altre donne fuori che devono partorire".
Aveva detto un ginecologo ad una sua amica partoriente. Quel "dai" li' era stato proprio insopportabile. Piu' lo ripeteva e piu' il bimbo, paradossalmente, sembrava interrompesse le spinte, le aveva confessato l'amica. Un'altra compagna del corso preparto le aveva raccontato che di notte, durante il travaglio, l'avevano lasciata per tante ore da sola, sdraiata su un lettino senza che nessun infermiere passasse a chiederle un semplice e banale "come va?". "Se non e' dilatata abbastanza non possiamo fare nulla" le avevano risposto.
Un'altra temendo un lungo e doloroso travaglio, aveva preferito fare l'epidurale. Un'iniezione nella schiena per ridurre il dolore. Alla nascita il piccolo aveva un battito cardiaco accelerato. Un'altra donna aveva subito una lesione di terzo grado al perineo. Venti punti di sutura che le impedivano di camminare. La causa? Il bimbo aveva la manina davanti alla faccia nella fase espulsiva. Dal corso preparto Amina sapeva che molto pero' dipendeva dalla bravura dell'ostetrica, dalla magia delle sue mani.
Per prepararsi psicologicamente al grande evento, tutte le sere Amina versava in vasca una manciata di sali da bagno e si immergeva per trovare ristoro. Il suo pancione era pesante, la sua schiena affaticata. L'acqua calda le arrivava fino al mento, poi al naso e agli occhi, fino a quando non era completamente sott'acqua. Arrivata li' sognava i delfini, dimenticando i tristi racconti sul parto che aveva sentito. La luce soffusa del suo appartamento, la musica che accendeva ad ogni bagno, la tranquillita' che respirava a casa, le lanciavano un'intuizione: in fondo, non sarebbe poi andata  cosi' male, in fondo avrebbe potuto tranquillamente partorire li' in vasca da bagno.
"E se ci dovessero essere  complicazioni?" le aveva chiesto qualcuno. "Se, se. Non vedo perche' ci debbano per forza essere complicazioni. E' andato tutto bene finora" rispondeva Amina. Un po' di paura per le lacerazioni vaginali di cui aveva sentito parlare vivamente, le rimaneva. Per prevenirle, un'erborista di quartiere le aveva consigliato di farsi tutti i giorni un massaggio specifico al perineo con l'olio di iperico.


Anche Anna non amava gli ospedali. Non era mai stata ricoverata in vita sua e non si spiegava come la nascita di un bimbo venisse trattata al pari di una patologia.
Al negozietto di prodotti biologici che frequentava da quando era rimasta incinta, Anna aveva trovato una rivista dedicata alla maternita'. "Io so partorire" si intitolava l'inserto di quella settimana. Sfogliandolo, le era caduto l'occhio sul sommario: "Come raccomanda anche l'Oms il parto deve avvenire in un luogo intimo, sereno, tranquillo. Oggi le opportunita' per demedicalizzare il parto ci sono: eccole". E giu' una lista di indirizzi.
E poi ancora "Il parto in casa e' sicuro come quello in ospedale, lo dimostrano le statistiche".
In poco tempo aveva trovato un'ostetrica che seguiva i parti a domicilio. L'avrebbe pagata e questa si sarebbe dedicata totalmente a lei, anche per le cure post-parto.
A ventotto giorni dalla scadenza del termine, Anna aveva sistemato il suo appartamento per l'occasione, come se ci facesse un ricevimento con amici. L'aveva pulito e reso accogliente creando un'atmosfera da lounge bar piuttosto che da sala parto, con musica jazz di sottofondo e profumo di lavanda ovunque. Era poi partita spensierata per la montagna insieme con Edoardo, suo marito, trascorrendo le giornate distesa sulla sdraio in giardino a dormire e mangiare. Sarebbe tornata a Milano sul finire dell'estate quando il termine si avvicinava.
Ma una sera, dopo aver dato la buona notte a Mike, un caro amico americano passato a trovare lei e il marito per un paio di giorni, mentre si infilava sotto le coperte, Anja si accorse di aver bagnato il pigiama. Si alza, guardo' a terra e vide una pozza d'acqua. "Da dove arriva? Oddio, non avro' mica rotto le acque. Ma siamo largamente in anticipo con il termine" dice guardando Edoardo stupito.
"Avvisa l'ostetrica, amore, dille che partiamo subito e tra due ore siamo a Milano" "E ora Come facciamo con Mike?" si preoccupa Anna. Domani e' domenica, lunedi' ha l'aereo per Malpensa. Chi lo riporta a Milano? Se venisse con noi ora... no non e' il caso, chiamo gli zii e dico loro di occuparsi di lui" afferma deciso Edoardo.
Anna raccoglie velocemente le sue cose, quelle che le sembrano indispensabili. "Cosa mai mi servira' veramente nelle prossime ore? Lo spazzolino e il dentifricio? Ma no non penso. Forse le ciabatte"."Rilassati Anna, in mezz"ora siamo a Milano" cerca di rassicurarla Edoardo accendendo il motore. "Ma come in mezz'ora? Non voglio partorire sui tornanti! Edo, ti prego, non andare troppo forte. Non vorrei facesse male al bambino".
"Va bene, ok, ma tranquilla, stai tranquilla che andrà' tutto bene" le risponde lui, più' agitato di lei.
Alle due di notte erano a Milano, davanti al portone di casa. Ad attenderli c'era Bianca, l'ostetrica. Entrano in casa. Appoggiate  le sue cose, Anna si era distesa per farsi visitare da Bianca. Era dilata di 1 cm. "Tesoro, riposa un po' e solo l'inizio".


In quell'istante, in un'altra zona di Milano, anche ad Alicia le si erano rotte le acque ed era corsa in ospedale con il marito. L'avevano distesa su una barella, le avevano messo il monitoraggio e lasciata sola in un corridoio secondario, in attesa che si liberasse una camera: "Torni domattina, si riposi" avevano detto a suo marito.
Alicia se ne era fatta una ragione. Sapeva che il regolamento ospedaliero prevedeva che nessuno di esterno  potesse assistere di notte la donna ricoverata. Alicia cercava di dormire ma poco dopo essersi addormentata, veniva svegliata dalle urla di una donna a fianco a lei, una sedicenne romena che urlava disperata per il dolore delle contrazioni.


"Sento arrivare delle fitte" aveva detto Anna guardando Bianca. "Benissimo" aveva detto ironicamente Bianca. "E' un ottimo segno".
Bianca svito' il tappo dell'olio al rosmarino e con le sue mani morbide massaggio' Anna, sul collo, sulle spalle, sul coccige. Edoardo intanto era in cucina che preparava le tisane. "Edoardo, mi fai anche un cocktail leggero?" chiede Anna. "Ma sei sicura?". "Si si".
La notte era passata tranquilla, dormendo e parlando un po'. Edoardo si era addormentato, Bianca vegliava su Anna. Erano le 7 del mattino ed Anna era ora dilata di 5 cm. Come un'onda lontana, la contrazione si avvicinava sempre piu', Anna la superava e poi sfinita si coricava. Le sembrava di essere entrata in un'altra dimensione. Sentiva lontane le voci di Bianca ed Edoardo che parlavano accarezzandole le mani. Quando arrivava l'onda di dolore, inspirava brevemente ed espirava a lungo, emettendo un lungo suono. "AAAAAAAAAAA...". L'ostetrica al corso preparto l'aveva detto "dovete lasciare che il dolore entri le vostre viscere. Solo cosi' aiutate il vostro bambino a nascere. Abbandonatevi al dolore facendo i vocalizzi". "Mi fido, mi fido" pensava Anna. "Maria, stammi vicino".
"Aaaaaaaaaaaaaa". Terminata la contrazione, Anna si addormentava e cadeva in un sonno profondo. Edoardo, che era seduto vicino a lei, si sentiva abbastanza inutile. Non poteva fare granche'. Sua moglie non interagiva molto. Alternava il sonno con i vocalizzi, seguendo il ritmo cadenzato delle contrazioni che andavano e venivano continuamente.

Alle 6 del mattino, dopo essere stata nuovamente visitata, per Alicia era iniziata la fase di travaglio.
Andrea era tornato. L'aveva abbracciata e poi l'infermiera li aveva portati in sala parto, lasciandoli soli. "Siete proprio una bella coppia, affiatata, e poi vedo che vi muovete bene in travaglio" aveva commentato un dottore che poi se ne era andato.
Passano le ore. Alicia ha forte contrazioni, suda. Le lacrime le scendono lungo il viso, ma a volte accenna un sorriso a suo marito.  "Insieme ce la faremo" gli dice, mentre Andrea tenta di massaggiarla un po' stando attento all'apparecchio del monitoraggio. "Tic Tic, Tic" . E' un suono martellante. Alicia non puo' alzarsi. Il rumore del macchinario le e' oramai entrato in testa. E' un martello pneumatico che picchia forte e non lascia mai in pace. Alicia vorrebbe spaccarlo e urlare "BASTAAAA". Al corso preparto, le avevano consigliato di muoversi in fase di travaglio per cercare una posizione che piu' le avesse dato sollievo. E invece qui in quest'ospedale, le stavano chiedendo di essere un vegetale. Un essere in stato di coma, in attesa di crepare. "Io qui ci rimango secca" dice guardando il marito.


"Voglio entrare in vasca. L'acqua era gia' pronta. Bianca aveva gia' preparato tutto. Era calda con i sali da bagno e con il profumo rilassante della lavanda, come aveva richiesto Anna.
Edoardo si era seduto ai bordi della vasca dopo aver aiutato Anna a distendersi in acqua.
Anna, nonostante fosse provata, aveva ancora i capelli in ordine. La piega liscia del giorno prima non si era ancora rovinata con il vapore dell'acqua.
"Vuoi mangiare un po' Anna? Ti porto dei crackers?" chiede Edoardo. "Dammi da bere, ho tanta sete" aveva risposto Anna.


Erano passate oramai dieci ore. Per Alicia e Andrea sembrava che il tempo si fosse fermato. Non accadeva nulla, eccetto il fatto che le contrazioni aumentavano. Ogni ora arrivava l'ostetrica che misurava la dilatazione  di Alicia e poi se ne andava subito. In quei momenti si sarebbe voluta sentir dire che era bravissima a sopportare tutto questo. A incoraggiarla c' era soltanto il marito. Ma ora anche lui iniziava ad essere stanco e preoccupato.
Alle cinque si sente aprire la porta. Finalmente arriva il suo ginecologo. Quello che l'aveva seguita durante la gravidanza. Visita Alicia e poi arrabbiato dice: "l'ostetrica ha sbagliato le misurazioni". Non sei dilatata di 9 cm ma di 5.
"Ma il bambino deve nascere, sono passate troppo ore, il bimbo deve nascere. Facciamo un cesareo? "Ma come... " risponde Alicia. "Mi avete lasciato tutte queste ore da sola, avete sbagliato a misurarmi la dilatazione e ora mi proponete un cesareo? Alicia non capiva.
"Il bimbo e' a rischio, deve nascere subito!". Arrivano due ostetriche, un altro ginecologo, tre infermieri.  Discutono tra loro ad alta voce. Alicia li avrebbe gia' cacciati tutti fuori, li avrebbe mandati tutto al diavolo se non fosse che doveva mettere al mondo il suo bimbo. Il ginecologo le somministra l'ossitocina. Alicia si dilatata di 10 ma non sente piu' le spinte del bimbo.
Il ginecologo inizia la manovra di Kristeller. "Ma al corso preparto mi avevano detto che questi metodi non venivano piu' utilizzati negli ospedali" pensa Alicia mentre l'angoscia le gonfia il cuore.
"Signora, guardi il monitor. Quando vede l'arco salire lei deve trattenere il fiato e spingere. Ha capito?
Le dice il ginecologo mentre cerca con il gomito di spingere sul suo ventre. "Ma lei non mi ascolta, non e' capace di fare nulla. Cosa le ho detto? Guardi il monitor!".
"Prendiamo la ventosa".
Alicia sente che le tagliano il perineo. Con un forte strappo la ventosa fa nascere Michele che viene immediatamente allontanato dalla madre per le cure.
Alicia indossa ancora la mascherina di ossigeno. I medici discutono animatamente su chi spettava l'arduo compito di ricucirla. Alicia aveva subito una forte lacerazione. "Il chirurgo e' in ferie". "Ci pensi tu, allora" dice un medico al collega. "No fallo tu, io non me la sento". "Lo faccio ma se mi stai vicino!".
Alicia tace. E' felice pensando a Michele, ma la rabbia cavalca velocemente dentro di lei. Non ha forze per reagire e si lascia fare.  Poi cade in un lungo sonno. Sogna Michele. Lo vede dormire nella sua culla, sembra stia bene.


Intanto anche Anna stava arrivando al capolinea. In quel momento si trovava ancora in vasca. Continuava a inspirare ed espirare, faceva i vocalizzi apppena sentiva arrivare una contrazione. Stava di fronte al dolore in una sorta di patto: Era entrato nella sua carne, l'aveva accolto umilmente sapendo che sarebbe passato tutto attraverso di lui. Era la condizione per entrare in una vita nuova: quella di madre. "Sento la testina, e' qui sotto Anna, pronto per uscire" aveva detto Bianca visitandola. Anna, ora cerca di spingere perche' ci siamo, e' questione di minuti". Accidenti, le contrazioni pero' stavano diminuendo. Un forte sonno la intontiva. Sarebbe andata a letto a dormire di corsa. Ma c'era il suo bimbo che stava per nascere. "Conviene che esci dalla vasca, Anna. "Samuele e' probabilmente troppo comodo li' sotto. Magari con un cambio di temperatura decide di spingersi oltre". "Bianca, a me sembra di non farcela. Sono qui da 11 ore e non e' ancora nato, ti prego fai qualcosa". "Anna, prova a spingere piu' che puoi, urlare ti aiutera'. Ora e' arrivato il momento di urlare forte". Cosi' sia. Anna non aveva mai urlato cosi' in vita sua. A sentirsi, le faceva impressione. Non si riconosceva piu'. Dopo quell'urlo la sua vita era cambiata definitivamente. La testolina di Samuele era fuori. "Bravissima Anna ancora un'altra forte spinta".
Segue un urlo forte. Aaaaaa. Bianca "sfila" Samuele. Il bimbo non piangeva, sembrava che osservasse con occhietti vispi il posto in cui era capitato.
"Non ci posso credere, sei proprio tu. Samuele. Non mi sembra vero che sei nato!" esclama Anna. "Non ci posso credere che sei tu". Bianca passa Samuele ad Anna avvolto in un lenzuolo. "Ciao Samuele, sono la tua mamma, piacere". Intanto Edoardo non parlava dalla commozione.
Bianca dovrai ora ricucirmi? "Non ci crederai ma non hai bisogno neanche di un punto di sutura". "Evviva!".

"Gentile dottoressa, se durante le spinte dovro' emettere dei suoni strani o fare smorfie per lo sforzo, le confesso che saro' profondamente in imbarazzo.
Cerchero' di spingere in silenzio.
Pero' se non dovessi riuscirci, come faro' a lasciarmi andare?" Amina.

mercoledì 22 agosto 2012

Infanzia a base di antibiotici. L'alternativa e' disponibile ma a che prezzo?

Quanto tempo e' passato... . Mi sono presa un momento di pausa da questo blog, dopo essermi sentita nauseata dai fiumi di parole, fatti, notizie, opinioni che innondano la nostra vita quotidiana sul web. Troppi pensieri, troppi punti di vista, troppe informazioni, soprattutto mi sono chiesta se i giornalisti e blogger italiani abbiano ancora voglia di raccontare la verita' delle cose o se scrivere un blog e' un puro esercizio stilistico.

Penso che uno debba scrivere se ha veramente qualcosa da dire al mondo, se ha un'urgenza dentro di s'è e un amore per la verita' dei fatti. Altrimenti e' soltanto puro vezzo di cui possiamo farne a meno.
Ad ogni modo, dopo questa pausa primaverile-estiva che mi sta regalando un altro bellissimo e lungo periodo di attesa (e' in arrivo un fratellino/sorellina) eccomi qui, desiderosa di annunciarvi una notizia, questa volta spero interessante:

E' uscito in libreria ed e' disponibile online, il mio racconto sull'attesa, all'interno del volume "Vacanze Milane", curato da Luca Doninelli ed edito da Guerini&Associati. Io lo consiglio a chi ha ancora voglia di credere che Milano sia una citta' con l'anima e il cuore che batte. Anche i cinici, tuttavia, potrebbero stupirsi leggendo questo libro.

La seconda che vi lancio e' una provocazione: credete ancora nel potere "risanante" degli antibiotici per bambini?

Leonardo ha avuto la sua prima tonsillite quest'estate con febbre a 39. Aveva preso un colpo di freddo arrivato in montagna, mentre indossava sudato una canotta. Al pronto soccorso pediatrico la diagnosi: "Suo figlio ha le tonsille molto gonfie, deve prendere l'antibiotico!" Mi hanno detto cosi', senza nemmeno preoccuparsi di sondare la dinamica dei fatti, del perche' e del per come Leonardo si fosse ammalato.
Io non gli ho dato nessun antibiotico a Leonardo ma soltanto dei granuli di Mercurius solubilis e dopo tre giorni il mio mio bimbo e' guarito. Magia?
Ma e' possibile che in Italia ci sia ancora la credenza diffusa che solo i farmaci tradizionali cacciano i malanni seri? E soprattutto e' possibile che la mutua, a differenza degli altri Paesi europei, non passi nulla che sia omeopatico/erboristico?
N.B. L'altro giorno sono entrata in farmacia dopo tanto tempo e ho realizzato quanti soldi la gente spende per i farmaci. Accidenti!


martedì 3 aprile 2012

IO, AMANTE DELLA FIORENTINA, HO SCELTO: NIENTE CARNE DURANTE LO SVEZZAMENTO




Non pensavo che il lavoro di mamma fosse intelletualmente cosi' stimolante. Ho sempre pensato che stare a casa ad accudire un bimbo neonato o di pochi mesi, sbrigando a intermittenza le faccende domestiche, significasse abbassare le saracinesche dei chi, dove, come, quando, perche', per dare spazio esclusivamente alle cose da fare.
E invece sto realizzando come tutto quello che ruota intorno all'arte dello svezzamento, mi spinge a studiare, capire, approfondire, decidere.
Ho scelto di non seguire ciecamente le istruzioni per l'uso della mia bravissima pediatra, le quali aihme', prevedono l'inserimento degli omogenizzati di carne nella dieta del bimbo a partire da qualche settimana dopo l'inizio dello svezzamento.
Ma io dico, con quella puzza che emanano quando li apri, con che coraggio li si scioglie nella pappa del proprio bimbo? Se sono ripugnanti per noi adulti, non vedo perche' non debbano esserlo per un bimbo che finora ha bevuto solo latte.
Io ho detto di no. Se madre natura ha deciso di far spuntare i canini dopo i 18 mesi, potenzialmente in grado di masticare la carne, se e' risaputo che l'apparato digerente e intestinale a quell'eta non e' pronto del tutto ad accogliere cibi solidi di natura animale, perche' mai si deve imporre al piccolo, a tutti i costi, una dieta carnivora sotto formula di derivati? Se poi pensiamo alle molteplici lavorazioni a cui e' sottoposto l'omogenizzato durante la cottura e la sterilizzazione che rendono il prodotto inferiore alla carne fresca o surgelata dal punto di vista nutrizionale, perche' mai devo comprare vasetti a mio figlio?
Solo perche' ho paura che nella sua alimentazione vi e' carenza di ferro?
Viviamo in un Paese sviluppato dove si possono trovare tutti gli alimenti di cui ha bisogno il nostro corpo. Sfatiamo questo mito della carne che nutre, che da forza, che fa crescere sani i nostri figli. Mi ricordo quando da piccola, a sei anni, non avevo mai voglia di mangiare quello che c'era sul piatto e mi si diceva "Mangia la carne, se no rimani piccola".
Thanks God esistono anche le proteine vegetali in natura!

sabato 10 marzo 2012

Le proprieta' benefiche del profumo di mamma

Non avrei mai immaginato quanto l'odore della mamma potesse far bene al proprio bambino.
Me ne sono resa conto notando i movimenti di Leonardo durante il sonno.
Una mattina lo osservavo da lontano mentre dormiva sul lettone. E cosa faceva? Si avvicinava lentamente al mio pigiama, buttato la' con trascuratezza, cercando una posizione piu' comoda per dormire. Un po' piu' in la', una pausa, ancora un po' piu' in la', un'altra pausa. Ancora una mossa, fino a raggiungere il mio cuscino e portarsi al naso uno stralcio della mia maglietta. A questo punto, girato di traverso e ancora con il braccino un po' sollevato che afferrava il pigiama annusandolo, ricadeva beato in un sonno profondo, mentre la sua mamma commossa continuava a guardarlo.

martedì 14 febbraio 2012

CONTROTENDENZE/LASCIATECI PARTORIRE A CASA, COME AI VECCHI TEMPI

Intervista a Loredana Zecchin, ostetrica presso l'Ospedale San Gerardo di Monza e cofondatrice dell'Associazione Ostetriche Felicita Merati


La notte del travaglio mi trovavo distesa su un lettino in ospedale. Mi si erano rotte le acque e quindi, per legge, non potevo tornare a casa. Sentivo aumentare le contrazioni ma non ero ancora dilatata abbastanza. Mio marito intanto, dopo avermi salutato con un bacio, era andato a dormire in macchina. Per legge, non poteva rimanere al mio fianco durante la notte. Per fortuna che ogni tanto arrivava un'infermiera ad accarezzarmi il viso.
In quella situazione di disagio e solitudine ho desiderato tanto non essere li', ho sognato di partorire come facevano una volta le nostre nonne, nell'intimità di casa mia.


Dott.ssa Zecchin, perchè il parto è trattato alla pari di una patologia?

"E' un problema di scelta medico-sanitaria. Quando una donna travaglia in ospedale, la prassi esige che la monitorizzi, la visiti regolarmente, acceleri i tempi del travaglio con una flebo.
In realtà il parto è un evento naturale che accade da solo, ma lo devi favorire, accompagnando la donna, aiutandola a sentirsi a proprio agio. Purtroppo manca ancora questa cultura.
Tutta la letteratura medica dimostra che una donna in travaglio, per stare bene, deve essere seguita singolarmente, deve poter mangiare e bere, deve essere libera di muoversi in un ambiente creato apposta per lei, dove può scegliere se passeggiare o sedersi in poltrona, se entrare in vasca o sdraiarsi. Per partorire insomma non è necessario un lettino da parto. Quando il travaglio è in fase attiva, per favorirlo e alleviare la fatica si può ricorrere ai massaggi, all'uso della voce per i vocalizzi, all'acqua calda.
Negli ospedali ci sono ostetriche che sono ben consapevoli del bisogno di fisiologia ma dovendo lavorare in un contesto sfavorevole, con il tempo si adeguano.
L'ostetrica che fa l'episiotomia alla paziente, anche se potrebbe non servire, è considerata una brava ostetrica, perché operativa. Quella invece che agisce, considerando prioritario il rispetto dell'integrità tessutale, che pazientemente massaggia la partoriente, le fa impacchi caldi, la coccola, viene considerata meno professionale".


E questo succede anche negli ospedali più rinomati?

"Oggigiorno il parto avviene in un ambiente che non è adeguato a supportare la fisiologia. Travagliare senza un'ostetrica dedicata e senza privacy non è una situazione ideale per una donna che deve dare alla luce un figlio.
Molti ospedali italiani oramai dispongono anche di vasche, ma le statistiche dicono che i parti in acqua sono vicini allo zero, vuoi per problemi tecnici (es. i filtri non funzionano), vuoi per insicurezza del personale".


Cosa può comportare in una donna e nel bambino l'utilizzo dell'epidurale?

"L'epidurale è una procedura medicalmente valida. Si conoscono i suoi benefici ed effetti collaterali. Per molti operatori nel positivo rientra il fatto che in analgesia la donna è silenziosa, non chiede, non disturba, è misurabile. Si utilizza una comparazione numerica per descrivere l'intensità del dolore. La componente emotiva viene annullata, non c'è alcun coinvolgimento, non si vive l'evento con totalità. Ma il bambino poi chiede questa cosa quando lo incontri, una mamma che sia partecipe, compassionevole, che sia attenta. Non ti chiede di misurare ma di esserci, indipendentemente da tutto. Già succede che le donne cresciute nella nostra cultura non sono più capaci di stare sole e a lungo con i loro bambini. Sono giudicate sbagliate. E si aiutano somministrando loro farmaci contro la depressione post-parto. Con la medicalizzazione tutto viene disattivato lentamente, si destruttura la persona, perché non si rende valore alla conoscenza di sè, alla propria sensibilità.
Ma fa bene a un bimbo nascere in fretta, con un battito affaticato? Gli/le fa bene che venga portato via per le prime cure e per essere confortato della fatica di una nascita veloce? O forse è meglio che nasca lentamente, che possa adattarsi e che stia da subito con la sua mamma? E' come se non si capisse che una cosa non necessariamente deve essere breve o snaturata per essere buona".

Ma allora l'epidurale non andrebbe usata mai?

"Se per la donna non vi è nessuna alternativa di benessere perchè no. Non bisogna estremizzare per cui "tutto naturale o tutto medicalizzato". Piuttosto, bisogna creare le condizioni per cui la donna possa vivere in maniera serena il momento del travaglio e del parto.
Il punto sta nell'accorgersi che l'organismo di una donna è capace. Che non è solo un insieme di organi, ma è una persona con la sua storia e sensibilità. Chi ti sta vicino deve avere in mente te come persona e non solo te come corpo da curare. L'ostetrica in questo senso potrebbe fare molto".

Le donne straniere che partoriscono in Italia come reagiscono alla possibilità di un'epidurale?

"Nel momento in cui la donna straniera arriva e vede che c'è la possibilità di fare l'epidurale, non ha problemi a farla. Se decide di non farla è perché magari ha un'amica che a causa di un'epidurale ha sofferto di cefalea o ha dovuto mettere il catetere (una complicanza non così rara) o addirittura è finita sulla sedia a rotelle (caso molto raro). Tra loro la diffusione di notizie di informazioni reali fa fatica a passare per la difficoltà della lingua, vale ancora molto il tam tam".


Quale dovrebbe essere il compito dell'ostetrica e del ginecologo?

"La fisiologia del parto è conosciuta dall'ostetrica e molto meno dal ginecologo. L'ideale sarebbe che il ginecologo seguisse le situazioni di rischio.
Di fatto la gravidanza non essendo una malattia, non va curata ma va accompagnata, anche attraverso un corso preparto che possa aiutare la donna a conoscere il proprio corpo e a capire che gli strumenti per affrontare un travaglio e un parto sono intrinsechi nella sua natura".

venerdì 6 gennaio 2012

NOI, I NOSTRI FIGLI, E LE COCCOLE CHE NON RICORDERANNO

Mi capita spesso di alzarmi prima della poppata mattutina di Leonardo per fare colazione. Ho sempre una fame atavica. Lui, sdraiato al mio fianco, sembra voglia continuare a dormire. Ha gli occhi chiusi, la bocchetta compiaciuta per la tanta nanna, ma dopo qualche minuto, quando non sente piu' la mia presenza, accenna un risveglio. Sembra che mi voglia seguire in cucina. Si gira e si rigira, si stiracchia, spalanca gli occhi, incuriositi. "Buongiorno Leonardo" gli sussurro. Lui mi guarda e subito mi sorride. Che felicita'! Ogni volta non vedo l'ora che si svegli per ripetere la nostra routine: uno scambio di sguardi innamorati.

L'altro giorno pensavo al fatto che Leonardo da grande non potra' ricordarsi di questi momenti: e' impossibile, ha solo 4 mesi. Pensavo a come una mamma e' portata per natura a dare gratuitamente, a donare se stessa incondizionatamente, senza aspettarsi nulla in cambio. Pensavo che essere mamma ti da una grande spinta d'amore verso tutto.

Pensavo che, sebbene poco riconosciute, siamo proprio noi le principali responsabili delle generazioni future. Con il nostro affetto e la nostra intelligenza formiamo gli uomini e le donne del domani.

E allora, ripensando ai parlamentari che si oppongono ai tagli agli stipendi mi chiedo: cosa e' loro rimasto degli insegnamenti materni?