lunedì 22 ottobre 2012

"Il parto", il mio racconto pubblicato sul libro "Vacanze Milane"

"Gentile dottoressa,
vorrei sapere quanto è grande davvero lo sforzo necessario per spingere durante il parto".

Amina era preoccupata. Mancava un mese al termine della sua gravidanza e ancora non aveva deciso in quale ospedale di Milano avrebbe dato alla luce il suo bimbo. Sognava di partorire in acqua, in mezzo alla natura, in un luogo incontaminato e silenzioso, con accanto soltanto la sua ostetrica. Li' si' che si sarebbe lasciata andare. Avrebbe potuto gridare all'infinito e il suo bimbo sarebbe uscito in fretta. Ne era certa. Si immaginava mentre teneva tra le braccia il suo esserino cullato teneramente dai suoni della natura. Da qualche parte del mondo era accaduto proprio cosi'. In Sudamerica una donna aveva dato alla luce il suo bambino circondata dai delfini nelle acque dell'oceano. L'aveva visto in un film documentario francese dal titolo "Il primo respiro" di Gilles De Maistre).
Ma qui non c'era l'oceano. Qui, come nella maggior parte dei Paesi del mondo, si andava in ospedale. Nessun delfino avrebbe sguazzato intorno a lei. Dottori, ostetriche e infermieri l'avrebbero visitata e monitorata e al cambio di turno se ne sarebbero andati.
"Su, dai, spinga, dai, su, forza. Non possiamo stare qui fino a domani, ci sono altre donne fuori che devono partorire".
Aveva detto un ginecologo ad una sua amica partoriente. Quel "dai" li' era stato proprio insopportabile. Piu' lo ripeteva e piu' il bimbo, paradossalmente, sembrava interrompesse le spinte, le aveva confessato l'amica. Un'altra compagna del corso preparto le aveva raccontato che di notte, durante il travaglio, l'avevano lasciata per tante ore da sola, sdraiata su un lettino senza che nessun infermiere passasse a chiederle un semplice e banale "come va?". "Se non e' dilatata abbastanza non possiamo fare nulla" le avevano risposto.
Un'altra temendo un lungo e doloroso travaglio, aveva preferito fare l'epidurale. Un'iniezione nella schiena per ridurre il dolore. Alla nascita il piccolo aveva un battito cardiaco accelerato. Un'altra donna aveva subito una lesione di terzo grado al perineo. Venti punti di sutura che le impedivano di camminare. La causa? Il bimbo aveva la manina davanti alla faccia nella fase espulsiva. Dal corso preparto Amina sapeva che molto pero' dipendeva dalla bravura dell'ostetrica, dalla magia delle sue mani.
Per prepararsi psicologicamente al grande evento, tutte le sere Amina versava in vasca una manciata di sali da bagno e si immergeva per trovare ristoro. Il suo pancione era pesante, la sua schiena affaticata. L'acqua calda le arrivava fino al mento, poi al naso e agli occhi, fino a quando non era completamente sott'acqua. Arrivata li' sognava i delfini, dimenticando i tristi racconti sul parto che aveva sentito. La luce soffusa del suo appartamento, la musica che accendeva ad ogni bagno, la tranquillita' che respirava a casa, le lanciavano un'intuizione: in fondo, non sarebbe poi andata  cosi' male, in fondo avrebbe potuto tranquillamente partorire li' in vasca da bagno.
"E se ci dovessero essere  complicazioni?" le aveva chiesto qualcuno. "Se, se. Non vedo perche' ci debbano per forza essere complicazioni. E' andato tutto bene finora" rispondeva Amina. Un po' di paura per le lacerazioni vaginali di cui aveva sentito parlare vivamente, le rimaneva. Per prevenirle, un'erborista di quartiere le aveva consigliato di farsi tutti i giorni un massaggio specifico al perineo con l'olio di iperico.


Anche Anna non amava gli ospedali. Non era mai stata ricoverata in vita sua e non si spiegava come la nascita di un bimbo venisse trattata al pari di una patologia.
Al negozietto di prodotti biologici che frequentava da quando era rimasta incinta, Anna aveva trovato una rivista dedicata alla maternita'. "Io so partorire" si intitolava l'inserto di quella settimana. Sfogliandolo, le era caduto l'occhio sul sommario: "Come raccomanda anche l'Oms il parto deve avvenire in un luogo intimo, sereno, tranquillo. Oggi le opportunita' per demedicalizzare il parto ci sono: eccole". E giu' una lista di indirizzi.
E poi ancora "Il parto in casa e' sicuro come quello in ospedale, lo dimostrano le statistiche".
In poco tempo aveva trovato un'ostetrica che seguiva i parti a domicilio. L'avrebbe pagata e questa si sarebbe dedicata totalmente a lei, anche per le cure post-parto.
A ventotto giorni dalla scadenza del termine, Anna aveva sistemato il suo appartamento per l'occasione, come se ci facesse un ricevimento con amici. L'aveva pulito e reso accogliente creando un'atmosfera da lounge bar piuttosto che da sala parto, con musica jazz di sottofondo e profumo di lavanda ovunque. Era poi partita spensierata per la montagna insieme con Edoardo, suo marito, trascorrendo le giornate distesa sulla sdraio in giardino a dormire e mangiare. Sarebbe tornata a Milano sul finire dell'estate quando il termine si avvicinava.
Ma una sera, dopo aver dato la buona notte a Mike, un caro amico americano passato a trovare lei e il marito per un paio di giorni, mentre si infilava sotto le coperte, Anja si accorse di aver bagnato il pigiama. Si alza, guardo' a terra e vide una pozza d'acqua. "Da dove arriva? Oddio, non avro' mica rotto le acque. Ma siamo largamente in anticipo con il termine" dice guardando Edoardo stupito.
"Avvisa l'ostetrica, amore, dille che partiamo subito e tra due ore siamo a Milano" "E ora Come facciamo con Mike?" si preoccupa Anna. Domani e' domenica, lunedi' ha l'aereo per Malpensa. Chi lo riporta a Milano? Se venisse con noi ora... no non e' il caso, chiamo gli zii e dico loro di occuparsi di lui" afferma deciso Edoardo.
Anna raccoglie velocemente le sue cose, quelle che le sembrano indispensabili. "Cosa mai mi servira' veramente nelle prossime ore? Lo spazzolino e il dentifricio? Ma no non penso. Forse le ciabatte"."Rilassati Anna, in mezz"ora siamo a Milano" cerca di rassicurarla Edoardo accendendo il motore. "Ma come in mezz'ora? Non voglio partorire sui tornanti! Edo, ti prego, non andare troppo forte. Non vorrei facesse male al bambino".
"Va bene, ok, ma tranquilla, stai tranquilla che andrà' tutto bene" le risponde lui, più' agitato di lei.
Alle due di notte erano a Milano, davanti al portone di casa. Ad attenderli c'era Bianca, l'ostetrica. Entrano in casa. Appoggiate  le sue cose, Anna si era distesa per farsi visitare da Bianca. Era dilata di 1 cm. "Tesoro, riposa un po' e solo l'inizio".


In quell'istante, in un'altra zona di Milano, anche ad Alicia le si erano rotte le acque ed era corsa in ospedale con il marito. L'avevano distesa su una barella, le avevano messo il monitoraggio e lasciata sola in un corridoio secondario, in attesa che si liberasse una camera: "Torni domattina, si riposi" avevano detto a suo marito.
Alicia se ne era fatta una ragione. Sapeva che il regolamento ospedaliero prevedeva che nessuno di esterno  potesse assistere di notte la donna ricoverata. Alicia cercava di dormire ma poco dopo essersi addormentata, veniva svegliata dalle urla di una donna a fianco a lei, una sedicenne romena che urlava disperata per il dolore delle contrazioni.


"Sento arrivare delle fitte" aveva detto Anna guardando Bianca. "Benissimo" aveva detto ironicamente Bianca. "E' un ottimo segno".
Bianca svito' il tappo dell'olio al rosmarino e con le sue mani morbide massaggio' Anna, sul collo, sulle spalle, sul coccige. Edoardo intanto era in cucina che preparava le tisane. "Edoardo, mi fai anche un cocktail leggero?" chiede Anna. "Ma sei sicura?". "Si si".
La notte era passata tranquilla, dormendo e parlando un po'. Edoardo si era addormentato, Bianca vegliava su Anna. Erano le 7 del mattino ed Anna era ora dilata di 5 cm. Come un'onda lontana, la contrazione si avvicinava sempre piu', Anna la superava e poi sfinita si coricava. Le sembrava di essere entrata in un'altra dimensione. Sentiva lontane le voci di Bianca ed Edoardo che parlavano accarezzandole le mani. Quando arrivava l'onda di dolore, inspirava brevemente ed espirava a lungo, emettendo un lungo suono. "AAAAAAAAAAA...". L'ostetrica al corso preparto l'aveva detto "dovete lasciare che il dolore entri le vostre viscere. Solo cosi' aiutate il vostro bambino a nascere. Abbandonatevi al dolore facendo i vocalizzi". "Mi fido, mi fido" pensava Anna. "Maria, stammi vicino".
"Aaaaaaaaaaaaaa". Terminata la contrazione, Anna si addormentava e cadeva in un sonno profondo. Edoardo, che era seduto vicino a lei, si sentiva abbastanza inutile. Non poteva fare granche'. Sua moglie non interagiva molto. Alternava il sonno con i vocalizzi, seguendo il ritmo cadenzato delle contrazioni che andavano e venivano continuamente.

Alle 6 del mattino, dopo essere stata nuovamente visitata, per Alicia era iniziata la fase di travaglio.
Andrea era tornato. L'aveva abbracciata e poi l'infermiera li aveva portati in sala parto, lasciandoli soli. "Siete proprio una bella coppia, affiatata, e poi vedo che vi muovete bene in travaglio" aveva commentato un dottore che poi se ne era andato.
Passano le ore. Alicia ha forte contrazioni, suda. Le lacrime le scendono lungo il viso, ma a volte accenna un sorriso a suo marito.  "Insieme ce la faremo" gli dice, mentre Andrea tenta di massaggiarla un po' stando attento all'apparecchio del monitoraggio. "Tic Tic, Tic" . E' un suono martellante. Alicia non puo' alzarsi. Il rumore del macchinario le e' oramai entrato in testa. E' un martello pneumatico che picchia forte e non lascia mai in pace. Alicia vorrebbe spaccarlo e urlare "BASTAAAA". Al corso preparto, le avevano consigliato di muoversi in fase di travaglio per cercare una posizione che piu' le avesse dato sollievo. E invece qui in quest'ospedale, le stavano chiedendo di essere un vegetale. Un essere in stato di coma, in attesa di crepare. "Io qui ci rimango secca" dice guardando il marito.


"Voglio entrare in vasca. L'acqua era gia' pronta. Bianca aveva gia' preparato tutto. Era calda con i sali da bagno e con il profumo rilassante della lavanda, come aveva richiesto Anna.
Edoardo si era seduto ai bordi della vasca dopo aver aiutato Anna a distendersi in acqua.
Anna, nonostante fosse provata, aveva ancora i capelli in ordine. La piega liscia del giorno prima non si era ancora rovinata con il vapore dell'acqua.
"Vuoi mangiare un po' Anna? Ti porto dei crackers?" chiede Edoardo. "Dammi da bere, ho tanta sete" aveva risposto Anna.


Erano passate oramai dieci ore. Per Alicia e Andrea sembrava che il tempo si fosse fermato. Non accadeva nulla, eccetto il fatto che le contrazioni aumentavano. Ogni ora arrivava l'ostetrica che misurava la dilatazione  di Alicia e poi se ne andava subito. In quei momenti si sarebbe voluta sentir dire che era bravissima a sopportare tutto questo. A incoraggiarla c' era soltanto il marito. Ma ora anche lui iniziava ad essere stanco e preoccupato.
Alle cinque si sente aprire la porta. Finalmente arriva il suo ginecologo. Quello che l'aveva seguita durante la gravidanza. Visita Alicia e poi arrabbiato dice: "l'ostetrica ha sbagliato le misurazioni". Non sei dilatata di 9 cm ma di 5.
"Ma il bambino deve nascere, sono passate troppo ore, il bimbo deve nascere. Facciamo un cesareo? "Ma come... " risponde Alicia. "Mi avete lasciato tutte queste ore da sola, avete sbagliato a misurarmi la dilatazione e ora mi proponete un cesareo? Alicia non capiva.
"Il bimbo e' a rischio, deve nascere subito!". Arrivano due ostetriche, un altro ginecologo, tre infermieri.  Discutono tra loro ad alta voce. Alicia li avrebbe gia' cacciati tutti fuori, li avrebbe mandati tutto al diavolo se non fosse che doveva mettere al mondo il suo bimbo. Il ginecologo le somministra l'ossitocina. Alicia si dilatata di 10 ma non sente piu' le spinte del bimbo.
Il ginecologo inizia la manovra di Kristeller. "Ma al corso preparto mi avevano detto che questi metodi non venivano piu' utilizzati negli ospedali" pensa Alicia mentre l'angoscia le gonfia il cuore.
"Signora, guardi il monitor. Quando vede l'arco salire lei deve trattenere il fiato e spingere. Ha capito?
Le dice il ginecologo mentre cerca con il gomito di spingere sul suo ventre. "Ma lei non mi ascolta, non e' capace di fare nulla. Cosa le ho detto? Guardi il monitor!".
"Prendiamo la ventosa".
Alicia sente che le tagliano il perineo. Con un forte strappo la ventosa fa nascere Michele che viene immediatamente allontanato dalla madre per le cure.
Alicia indossa ancora la mascherina di ossigeno. I medici discutono animatamente su chi spettava l'arduo compito di ricucirla. Alicia aveva subito una forte lacerazione. "Il chirurgo e' in ferie". "Ci pensi tu, allora" dice un medico al collega. "No fallo tu, io non me la sento". "Lo faccio ma se mi stai vicino!".
Alicia tace. E' felice pensando a Michele, ma la rabbia cavalca velocemente dentro di lei. Non ha forze per reagire e si lascia fare.  Poi cade in un lungo sonno. Sogna Michele. Lo vede dormire nella sua culla, sembra stia bene.


Intanto anche Anna stava arrivando al capolinea. In quel momento si trovava ancora in vasca. Continuava a inspirare ed espirare, faceva i vocalizzi apppena sentiva arrivare una contrazione. Stava di fronte al dolore in una sorta di patto: Era entrato nella sua carne, l'aveva accolto umilmente sapendo che sarebbe passato tutto attraverso di lui. Era la condizione per entrare in una vita nuova: quella di madre. "Sento la testina, e' qui sotto Anna, pronto per uscire" aveva detto Bianca visitandola. Anna, ora cerca di spingere perche' ci siamo, e' questione di minuti". Accidenti, le contrazioni pero' stavano diminuendo. Un forte sonno la intontiva. Sarebbe andata a letto a dormire di corsa. Ma c'era il suo bimbo che stava per nascere. "Conviene che esci dalla vasca, Anna. "Samuele e' probabilmente troppo comodo li' sotto. Magari con un cambio di temperatura decide di spingersi oltre". "Bianca, a me sembra di non farcela. Sono qui da 11 ore e non e' ancora nato, ti prego fai qualcosa". "Anna, prova a spingere piu' che puoi, urlare ti aiutera'. Ora e' arrivato il momento di urlare forte". Cosi' sia. Anna non aveva mai urlato cosi' in vita sua. A sentirsi, le faceva impressione. Non si riconosceva piu'. Dopo quell'urlo la sua vita era cambiata definitivamente. La testolina di Samuele era fuori. "Bravissima Anna ancora un'altra forte spinta".
Segue un urlo forte. Aaaaaa. Bianca "sfila" Samuele. Il bimbo non piangeva, sembrava che osservasse con occhietti vispi il posto in cui era capitato.
"Non ci posso credere, sei proprio tu. Samuele. Non mi sembra vero che sei nato!" esclama Anna. "Non ci posso credere che sei tu". Bianca passa Samuele ad Anna avvolto in un lenzuolo. "Ciao Samuele, sono la tua mamma, piacere". Intanto Edoardo non parlava dalla commozione.
Bianca dovrai ora ricucirmi? "Non ci crederai ma non hai bisogno neanche di un punto di sutura". "Evviva!".

"Gentile dottoressa, se durante le spinte dovro' emettere dei suoni strani o fare smorfie per lo sforzo, le confesso che saro' profondamente in imbarazzo.
Cerchero' di spingere in silenzio.
Pero' se non dovessi riuscirci, come faro' a lasciarmi andare?" Amina.

Nessun commento:

Posta un commento