martedì 13 novembre 2012

IO MAMMA, IO PAPA', MERITIAMO UN PARTO DA SOGNO


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Un milione e 188 mila euro al dipartimento di maternita' e' il finanziamento che la regione Lombardia ha concesso negli ultimi anni all'ospedale Fornaroli di Magenta (Milano) per ristrutturare e rinnovare le strutture sanitarie.
Filo conduttore del progetto e' stata l'attenzione a valorizzare il piu' possibile l'aspetto naturale e intimo dell'evento della nascita e a ridurre la sua eccessiva medicalizzazione. Tra le "chicche" acquisite con questo intervento, una vasca per il parto di ultima generazione.
Sono andata a fare un giro al Fornaroli, per capire che razza di tecnologia potesse avere questa vasca ergonomica. Quali vantaggi potesse offrire ad una donna che desidera partorire in acqua, scelta che nei Paesi sviluppati e' quasi sempre possibile.
Sopratutto mi incuriosiva vedere come fosse stato valorizzato l'aspetto naturale e intimo dell'evento della nascita. In fondo, pensavo, siamo sempre in una struttura ospedaliera nata per curare patologie, dove l'intimo e il naturale fa spazio al pratico ed efficiente.
Per come intendo l'aspetto "intimo" del parto, immaginavo di trovare una sala parto simile ad una camera da letto, ben curata, con una sedia a dondolo o un divano, un tavolino con un vaso di fiori, qualche bel quadro appeso al muro, luci soffuse, aromi, uno spiraglio di bellezza estetica che mi potesse consolare nei momenti duri del travaglio.
E invece ho sognato troppo... . Di fronte a me una sala "abbellita"con attrezzature che mi ricordavano quelle di un fitness center all'avanguardia, invito implicito piu' che a rilassarmi, a darmi da fare nervosamente, come se mi dovessi esercitare per una gara. Gia', la gara del parto.
Per fortuna che le strutture non sono tutto. Le luci soffuse possono farti sentire in un ambiente famigliare ma poi entra in gioco la bravura dell'ostetrica nel saperti mettere a tuo agio, nel spronarti con simpatia ad avere fiducia in te stessa e nelle tue capacita' di farcela, nel permettere che questo bimbo nasca in armonia con te mamma, senza traumi. E' proprio qui allora che il gioco si fa duro.
Cominciamo con le richieste che una donna potrebbe fare in fase di travaglio. "Voglio partorire in acqua". Parlo con il personale del dipartimento di maternita' e scopro che i parti in acqua al Fornaroli sono stimati al 5% rispetto ad un 18/20% di donne che ne fanno espressamente richiesta. Come mai questo divario tra la richiesta e quanto poi accade realmente?
Il dott. Alemani mi spiega che le ostetriche sono un po' frenate dalla paura, si sentono piu' tranquille se la fase di espulsione avviene fuori dall'acqua. E poi c'e un problema di carenza di personale. Per l'utilizzo della vasca e' necessaria la presenza di due ostetriche. Di fatto, quindi accade, come nel 90% dei casi in tutti gli altri ospedali di Milano, alla donna travagliante venga consigliata la doccia piuttosto che l'immersione in acqua calda. Se l'ostetrica del Fornaroli ha infatti gia' deciso di suo (perche' non se la sente o e' impossibilitata) che il momento dell'espulsione debba avvenire fuori dall'acqua, evita di proporre alla donna un bagno caldo.
Di fatto decidono un po' i medici e le ostetriche cosa sia piu' opportuno fare in un determinato momento, con buona causa o meno. Chi lo sa. Le conosciamo tutti le frasi tipiche dette nelle sale parto italiane, del tipo "Presto, presto, il bimbo deve nascere", "E" meglio se acceleriamo i tempi, e' meglio fare il cesareo" eccetera, eccetera. Chi riesce a togliermi il sospetto che questi inviti non nascondano una scarsa professionalita' o l'intenzione di sbrigare in fretta la "faccenda", perche' magari sta finendo il turno o il travaglio dura da troppe ore e la partoriente e' insopportabile nella sua inquietudine e dolore e quindi rispettare la fisiologia diventa una seccatura in piu'?
Certo, non e' sempre così. Al Fornaroli come in altri ospedali, vedi al San Gerardo di Monza, ad esempio, ci sono ostetriche e ginecologi scientificamente convinti dei benefici del parto fisiologico e delle controindicazioni del parto eccessivamente medicalizzato.
Troppe volte sento racconti terrificanti, esperienze infelici di parto, provenienti dagli ospedali piu' rinomati di Milano, dove caso vuole il parto viene trattato alla pari di una patologia. Dove non e' concepito aspettare, prendersi cura con pazienza dei tempi fisiologici della donna, perche' oltretutto non c'e' ne' di tempo.
Ma la nascita di un "nuovo esserino" non dovrebbe essere per tutti, per chi ne e' protagonista e per chi assiste, uno degli eventi piu' belli e misteriosi che ci possa capitare? Non abbiamo il diritto, noi donne e voi papa', di viverlo a testa alta, dignitosamente, con coscienza e serenita'?
No, non possiamo permetterci che diventi l'esperienza piu' brutta della nostra vita, soltanto a causa di disservizi, di personale medico "scadente" o perche' siamo state imbottite di farmaci. La posta in gioco e' troppo alta.
C'e' un altro problema: in tutti questi anni a livello sanitario ben poco e' stato fatto per la prevenzione e la formazione a tutti i livelli.
Un esempio: i corsi preparto del Fornaroli riescono a soddisfare un minimo delle richieste, soltanto un 2/3%. L'ospedale prevede un corso al mese per 12 persone. E' impossibile quindi dare la possibilita' a tutte le gestanti di seguire un corso preparto. Aumentare i corsi? Mi viene risposto che non ci sono piu' fondi!
"Le pazienti non preparate sono moltissime, molte sono viziate, vogliono che tutto si risolva in due ore senza sofferenza" dichiara il dott. Alemani.
"Non sono motivate, perche' non capiscono cosa ci stia dietro" aggiunge l'ostetrica Maria Luisa Chiodini.
La domanda che pongono e': "con tutti i mezzi che ci sono, perche' la donna per partorire deve soffrire?"
Forse un buon corso preparto potrebbe rispondere a tante domande e a convincerci che la donna, se in salute, puo' benissimo partorire con le proprie forze.
Un altro dato allarmante che mi presenta il dott. Alemani e' l'aumento di richieste in neuropsichiatria infantile. Lo spazio  attualmente a disposizione non e' sufficiente a rispondere al fabbisogno, quindi dovranno istituire un altro laboratorio.
"E' questo", spiega "un altro sintomo del problema: le persone non sono preparate a fare i genitori n'è prima n'è dopo".
Altra conseguenza della scarsa attivita' di formazione e prevenzione sono le percentuali di fallimento dell'allattamento materno.
"Alla nascita del bimbo siamo a quota 96%; dopo il controllo del primo mese siamo gia' al 70%, mentre a tre mesi dalla nascita caliamo al 50%," spiega la dott.ssa Venegoni.
Cosa succede? Un allattamento ben avviato nei primi giorni, perche' si inceppa?
Incoraggia sapere che a Milano e in alcune provincie esistono associazioni guidate da ostetriche, e Consultori che con servizi quasi del tutto a pagamento oramai, si prendono cura per quanto possono di tutte queste problematiche: travaglio, allattamento, svezzamento, sessualita', equilibrio precario tra lavoro e attivita' di mamma, ecc... .
Perche' di fatto, in questa avventura, capita che le donne siano troppo sole.
Peccato che la regione Lombardia nel suo elargire fondi in tutti questi anni non abbia  preso in considerazione seriamente l'attivita' svolta da queste micro-realta'. Loro di fondi ne avrebbero bisogno, eccome. Dirottare i parti fisiologici in queste strutture o a domicilio, ad esempio, permetterebbe alla regione Lombardia un notevole risparmio di costi, considerato che per ogni donna ricoverata in ospedale il dipartimento di sanita' sborsa migliaia di euro all'anno.

venerdì 2 novembre 2012

Vaccinare o non vaccinare? Quello che (quasi) nessuno racconta alle mamme

Giulio Vigano' e' pediatra e omeopata specializzato in "Cease Therapy" (Complete Elimination of Autistic Spectrum Expression) la terapia elaborata del dottor Tinus Smits che prevede la cura  dell'autismo attraverso la medicina omeopatica. Secondo la tesi del dott. Smits il 70% delle cause che generano l'autismo sui bambini sono proprio le vaccinazioni, quelle che la maggior parte di noi mamme non esitiamo a far fare ai nostri piccini fin dai primi mesi di vita, convinte di proteggerli.

Ho intervistato il dott.Vigano' sul tema vaccinazioni e sul ruolo dell'omeopatia rispetto alla medicina tradizionale, dopo aver ricevuto l'ennesima lettera della regione Lombardia in cui mi si invita, in qualita' di genitore, a vaccinare il bimbo fin da subito come gesto di mamma responsabile e attenta alla collettivita'.
Ricordo che dopo il primo ciclo di vaccinazioni, il piccolo Leonardo, di indole tranquilla e serena, mostrava segni di inquietudine e fastidio, quasi fosse stato catturato da un demonio. Sembrava che la sua personalita' fosse cambiata. Quella volta mi spaventai moltissimo, mi sembrava di non riconoscerlo piu'. Il caso recente di ritiro dai mercati europei (ad eccezione dell'Italia, chissa' come mai) del vaccino esavalente Infarix Hexa per "rischio contaminazione batterica pericolosa" mi ha confermato quanto nel mio cuore di mamma pensavo: che queste iniezioni piu' che proteggere i nostri bimbi rischiano di essere inutili e dannose per la salute.


Dott. Vigano' come spiega il fatto che molti medici rimangono profondamente scettici di fronte all'efficacia delle cure omeopatiche?

"L'omeopatia, innanzitutto, e' una medicina estremamente complicata, anche se oggi, purtroppo, si tende a semplificarla.
La parola deriva dal greco e significa simile alla patologia; nasce nel 700 grazie ad un medico tedesco, il quale scopri' che alcuni medicinali diluiti causavano sintomi simili a quelli della malattia da curare. In pratica il farmaco omeopatico subisce due procedimenti per essere tale: la diluizione e la dinamizzazione (si diluisce la sostanza e le si danno degli scossoni). La grossa critica che viene fatta attualmente all'omeopatia da parte della comunita' scientifica e' che queste diluizioni portano ad una rarefazione del principio attivo dentro il farmaco tale da non poter permettere una reazione farmacologica.
Molto probabilmente l'omeopatia funziona non attraverso la molecola attiva ma su quello che la molecola provoca nella soluzione che si viene a creare.
Ad esempio se sciogli una sostanza nell'acqua, questa portera' una sorta di memoria della molecola. Si tratta di un principio fisico riconosciuto, e' la cosiddetta spettrofotometria.
Attualmente gli studi sull'omeopatia per dimostrarne l'efficacia sono ancora in fase iniziale. Non e' facile farli da un punto di vista di semplice casistica, poiche' non vengono commissionati da ospedali o da grosse societa', bensi' sono i singoli medici che li eseguono. Iniziano ad esserci dei lavori seri, fatti appunto da medici, in particolare sull'uso dell'omeopatia in caso di diarrea. Per quanto riguarda l'utilizzo dell'omeopatia nelle cure di patologie tumorali gli studi sono ancora pochi. Io stesso non consiglierei solo l'omeopatia in caso di cancro, pur avendo esperienze positive di conoscenti in questo senso".


Quale medicina prediligere per il benessere del proprio bambino?

"Io non vedo assolutamente le due medicine in contrapposizione. L'ideale sarebbe integrare tutti i tipi di medicine: fitoterapia, omeopatia e medicina tradizionale. Ad esempio, le faringiti e tonsilliti se sono causate da streptococco (un buon pediatra, se vede le tonsille gonfie dovrebbe fare al bimbo il tampone), sono da curare con l'antibiotico, poiché' tantissimi studi dimostrano che lo streptococco puo' apparentemente scomparire ma persistere dentro l'organismo rovinando altri organi, causando talvolta problemi cardiaci. Mentre su una tonsillite non causata da streptococco, l'omeopatia e' la soluzione ottimale. Anche la polmonite si puo' benissimo curare con l'omeopatia.
Il problema del medico e' di far star bene il paziente e di curarlo, deve essere cioe' in grado di scegliere la terapia piu' adatta per lui. Tuttavia, ritengo che molte problematiche attuali siano proprio legate all'eccessivo uso di antibiotici e di vaccinazioni".

E perche' secondo lei si fa uso eccessivo di medicinali?

"Se prescrivi al paziente un antibiotico, per una settimana non lo senti piu', se gli prescrivi un prodotto omeopatico lo devi risentire ogni giorno. E' un impegno anche dal punto di vista telefonico. Anche da parte dei genitori e' spesso un problema di mancanza di tempo. Se devi andare a lavorare vuoi che tuo figlio guarisca il prima possibile, mentre con le terapie omeopatiche ci vuole molta piu' pazienza.
L'omeopatia pero' ti rinforza l'organismo, l'antibiotico agisce in fretta e te lo indebolisce".

Lei denuncia un eccessivo uso di vaccinazioni sui bambini. Cosa consiglia ai genitori dei suoi pazienti?

"E' un tasto abbastanza dolente. Io non consiglio mai di fare o non fare un vaccino perche' penso sia una scelta che va presa dai genitori.
Tuttavia, e' bene ricordare che il vaccino e' un farmaco e come tutti i farmaci ha degli effetti collaterali.
Io ritengo che attualmente le vaccinazioni in uso siano troppe. Se ne fanno 27, tra esavalenti, pneumococciche, meningicocciche, morbillo, parotite rosolia.
Teniamo presente che le malattie problematiche per il nostro mondo attuale, sono le malattie del sistema immunitario, vedi la sclerosi multipla, per non parlare delle malattie neurologiche che potrebbero essere correlate ai vaccini, vedi la sindrome dello spettro autistico. Alcuni studi scientifici internazionali indicano dati statistici epidemiologici preoccupanti in questo senso.
Gli ultimi dati del Cdc di Atlanta (Center for Disease Control & Prevention) ad esempio, parlano di aumento del mille per cento negli ultimi trent'anni del fenomeno della sindrome dello spettro autistico. Nessuno capisce le cause di questo eccessivo aumento. E, caso strano, questo aumento esponenziale corrisponde con l'introduzione dei vaccini di massa avvenuta negli ultimi 40 anni.
 Ci sono numerosi studi che dimostrano il legame tra vaccino e autismo, il piu' chiamato in causa e' sicuramente il vaccino per il morbillo. Se e' vero che l'autismo e' una malattia che si presenta quando possiedi gia' un substrato genetico favorevole, ci sono comunque dei confattori determinanti, tra i quali l'eccesso di vaccinazioni, o di sostanze tossiche nel vaccino. Gli studi internazionali degli ultimi anni, sebbene non diano certezze sul legame tra vaccino e autismo, stanno sollevando insomma molti dubbi che meritano di essere considerati.
Di certo i vaccini possono diventare delle forti concause. Un altro studio interessante realizzato non da medici omeopatici in America ha messo in luce la correlazione tra epatite B e sclerosi multipla. All'interno dell'esavalente, aihme', figura anche il vaccino per l'epatite B".

Ma un neonato puo' realmente contrarre il virus dell'epatite virale?

"L'epatite B e' una malattia che si prende per via sessuale. Penso quindi che sia realmente improbabile che un bimbo di pochi mesi venga contagiato".

E il vaccino contro lo pneumococco?

"Lo pneumococco ha piu' di 90 ceppi. E' un po' utopico pensare che il vaccino ci possa proteggere da tutte le malattie infettive. Ci protegge contro alcune ma rischia di lasciarci indeboliti nei confronti delle altre.
Stimolandolo troppo il sistema immunitario si rischia di avere degli effetti controproducenti".

Ma allora che fare?

"Consiglio di aspettare a vaccinare il bimbo almeno fino all'anno per permettere alla barriera encefalica di irrobustirsi, di costruirsi in maniera adeguata e al sistema immunitario di rinforzarsi.
Un'altra cosa molto importante e' vaccinare il bimbo quando e' completamente sano. Perche' se ha un problema nel sistema immunitario e' inutile aggiungercene altri.
Il sistema immunitario e' una macchina molto complessa di cui capiamo ancora ben poco. Stimolarlo selvaggiamente rischia di produrre effetti controproducenti. I vaccini di massa non hanno piu' senso nella nostra epoca. Bisognerebbe piuttosto vaccinare tenendo conto della salute del singolo bambino e della sua predisposizione o meno a certe malattie".